I numeri a Palazzo Madama sono lapidari: considerando i senatori che hanno firmato per reintrodurre il Senato elettivo, il governo non avrebbe la maggioranza. Le opposizioni, rimpolpate dai 28 dissidenti della minoranza Pd, oscillano infatti tra i 176 e i 166 parlamentari, a seconda se si diano per buoni i numeri fatti da Forza Italia o dal Nazareno. Eppure Matteo Renzi resta ottimista. «Tenete botta, dice la nostra gente. E noi ci siamo #lavoltabuona», scrive su Twitter il presidente del Consiglio. Il premier è sicuro che alla fine i numeri in Senato saranno dalla sua parte, altrimenti il governo andrà a casa. L’apertura a Silvio Berlusconi c’è, ma al momento sembra più di maniera. Un modo per far capire ai dissidenti Pd che l’alzata di scudi rischia di essere pericolosa e inutile. Dall’altro lato però i voti dei liberali di Denis Verdini da soli non basterebbero a compensare le fuoriuscite Dem e a quel punto il soccorso azzurro di Forza Italia sarebbe necessario per tenere in piedi il governo. Ma cosa farà il Cav? Preferirà blindare un nuovo Patto del Nazareno o sceglierà di saldarsi con la minoranza del Pd per mandare a casa Renzi? In FI il dibattito è aperto e Berlusconi ha già tracciato la linea: se Renzi vuole l’appoggio sulle riforme costituzionali dovrà aprire a un’intesa sulla giustizia che contempli separazione delle carriere e limiti alle intercettazioni e alla carcerazione preventiva. Il premier per ora fa melina, conscio che i giochi si faranno a settembre, quando il Ddl Boschi approderà in Aula al Senato. Se FI sosterrà la riforma costituzionale bene, altrimenti governo e maggioranza andranno avanti anche senza i voti azzurri al Senato, ha ribadito Renzi giovedì sera alla Festa dell’Unità a Villaluga di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia. «Noi vogliamo coinvolgere quante più persone e partiti è possibile. A me, questo sembra un tema molto agostano - ha detto il premier - Siccome ad agosto c’è poco da scrivere, la telenovela è "chi fa le riforme e chi no". Quanto al centrodestra, posso solo dire che FI ha votato questa riforma in prima lettura al Senato con il capogruppo Paolo Romani, poi è arrivato Renato Brunetta e alla Camera hanno cambiato idea». «Se ci stanno bene, se non ci staranno, faremo senza di loro. L’importante - ha concluso Renzi - è che si faccia una riforma per gli italiani. Io vedo un Paese che ha tanto bisogno di essere accompagnato per mano fuori dalla crisi. Quindi meno discorsi in politichese e più cose concrete come quelle che il governo ha fatto quest’anno e che dovremo fare ancora di più, a partire dall’abbassamento delle tasse con la legge di stabilità a settembre». Su Facebook ieri Renzi è tornato sulla serata trascorsa in Emilia, spiegando: «Non ho sentito discussioni su questioni tipiche degli addetti ai lavori sui media. Ma tanta insistenza su tasse, pensioni, lavoro. E soprattutto tante mamme, tanti papà, che mi dicevano: "Tieni botta, noi ci siamo, è in ballo il loro futuro" indicando i propri figli - scrive Renzi - È la stessa cosa che mi hanno detto in piazza, nel paese dove sono cresciuto, Rignano, quando ci sono tornato per la prima volta dopo qualche anno a prendere un caffè giovedì mattina. C’è un’Italia bella e profonda che non segue i lanci di agenzia, che chiede un’Italia più semplice. Che si fida di quello che stiamo facendo. E che vorrebbe che facessimo ancora più veloce, senza incertezze. Questa Italia ha voglia di futuro, non della palude degli ultimi anni. Certo che teniamo botta. Questo Paese non merita dibattiti autoreferenziali ma entusiasmo e coraggio. Noi ci siamo. E teniamo botta». Intanto il dibattito delle riforma va avanti con il ministro Andrea Orlando che invita la sinistra a non aver paura di abbandonare il bicameralismo e Federico Fornaro che accusa la maggioranza Dem di essere disponibile a fare le riforme con tutti tranne che con la sinistra Pd. Ad agosto Renzi non se ne cura. Tra un paio di settimane dovrà però prendere di petto la questione.
Renzi ottimista. Ma i numeri dicono altro
Il premier convinto di avere la maggioranza in Senato nonostante le defezioni nel Pd