Neppure nei momenti più esasperati delle campagne referendarie su aborto e divorzio, la Chiesa era intervenuta così pesantemente in contrapposizione con il mondo politico italiano. E dire che la materia del contendere era di certo un nervo sensibile per il mondo cattolico, che diplomaticamente affidò alla Dc di Fanfani, sconfitta nelle urne, il compito di fronteggiare l’esito poi positivo delle due più significative battaglie civili messe in piedi dai radicali con una larga fetta del mondo progressista, socialisti di Loris Fortuna in testa. Un clamoroso precedente storico di invasione dei cattolici, tramite le parrocchie, nella battaglia elettorale c’era stato nel 1948, contro il fronte popolare di comunisti e socialisti, quando nelle chiese furono esposti cartelli che invitavano i fedeli a non votare Pci e Psi, pena la scomunica. La sortita di monsignor Galantino ci riporta indietro di alcuni decenni, alla rissa verbale e con i toni esasperati che avevamo conosciuto negli scontri fra Peppone e don Camillo, non solo indimenticabile letteratura a firma Giovannino Guareschi, ma ritratto di un clima effettivamente presente nel Paese. Quello di oggi è un clima diverso, non a caso sono passati oltre 60 anni, e resuscitare quei toni non giova a nessuno, perché si rischia di aggiungere confusione al disordine, esasperando il grave problema rappresentato da un’emigrazione biblica, fronteggiato in maniera innegabilmente carente da un governo che soprattutto non ha ascolto in Europa, quindi solo nella sua insipienza progettuale e organizzativa. Mai come in queste occasioni è importante mantenere distinti gli ambiti delle rispettive competenze. Sorprende che il quotidiano della Cei inviti i politici ad andare a servire nelle mense della Caritas, in appoggio indiretto alle scomposte espressioni di monsignor Galantino. I politici devono fare tutt’altro mestiere, studiare i problemi, indicare le soluzioni, ognuno all’interno delle istituzioni in cui opera. A servire nelle mense Caritas ci sono i volontari, che lo fanno già molto bene e con ammirabile dedizione. Così come alla Chiesa non giova intervenire nel dibattito politico assegnando pagelle di benemerenza a qualcuno e la qualifica di piazzisti fanfaroni ad altri. Ai politici come alla Chiesa conviene, invece, la collaborazione produttiva, quella dalla quale scaturiscono effetti concreti e positivi. Mentre su tutto il territorio nazionale si sistemano, male e spesso peggio, migliaia di disperati migranti in edifici dismessi e fatiscenti, privi dei servizi igienici primari, è indubbio che l’immenso patrimonio ecclesiastico di case, palazzi, conventi sparso nel Paese (a Roma questo giornale ne ha documentato l’immensa consistenza) sia rimasto immune da quel «contributo» determinante che potrebbe offrire per alleviare cristianamente le sofferenze di tanti disgraziati. Certo, molti parroci sono in prima linea, ma si tratta di iniziative isolate, non inquadrate in una strategia complessiva, possibilmente elaborata anche d’intesa con il governo. L’appello di Papa Francesco di alcuni mesi fa ad aprire i conventi e le chiese ai poveri e a chi chiede asilo, è rimasto sostanzialmente inascoltato. Monsignor Galantino ha perciò interpretato quel nobile invito nella maniera più sbagliata, innescando una polemica inutile e persino dannosa, oltre che pericolosa, in un momento in cui le difficoltà sono troppe e difficili da superare. Moderare i toni è, dunque, la strada più ragionevole da seguire, perché le sortite estemporanee e non autorizzate, se fanno titoli sui giornali, inevitabilmente accentuano le distanze e la Chiesa non può consentirsi simili infortuni, perché troppo alto è il suo compito e troppo universale la sua missione. Questa vicenda va ora seguita solo negli sviluppi e nelle conseguenze che avrà. Non è un caso che fra qualche giorno l’intero sistema della comunicazione vaticana sarà affidato a nuovi vertici, con precisi compiti di controllo. Quello di Galantino è stato un cortocircuito mediatico, non difficilmente riconducibile anche alla sommersa opposizione che parte della Cei porta avanti nei riguardi delle «rivoluzioni» che Papa Francesco progetta per la curia e in particolare sui diritti civili.
Iniziato il processo al nunzio del Papa
In Italia non è più tempo di scontri come quello innescato da Galantino Alla politica e alla Cei conviene la collaborazione per risolvere i problemi
