Politica

Lezioni di italiano e lavoretti I piccoli Comuni ci provano

Prove di convivenza (e polemiche) da Terni alle Marche

Lezioni di italiano e lavoretti. Così i piccoli Comuni fanno accoglienza e integrazione. Ne ha registrati già almeno otto l’agenzia Redattore sociale. A Sesto Fiorentino, i 38 profughi accolti dalla cittadina toscana puliscono strade e fossi e innaffiano giardini. Due ore al giorno due volte a settimana svolgono lavoretti come volontari (anche se qualcuno dice che li sfruttano). Nessuno potrà accusarli di essere dei perdigiorno, grazie al progetto di sei associazioni oltre alla Caritas. Il protocollo firmato, oltre alla cura delle strade, prevede corsi di italiano, educazione civica e altri progetti di socializzazione e integrazione. A Piacenza l’amministrazione comunale sta riqualificando un quartiere molto popolare e per farlo ha chiesto la collaborazione della comunità senegalese, dei romeni e dei magrebini. E tutto sta filando liscio. A Fermo gli 80 richiedenti asilo accolti in un’ala del seminario arcivescovile marchigiano studiano l’italiano grazie al supporto di suor Filomena. Fanno stage, non retribuiti, come giardinieri o agricoltori nei campi vicini. E vanno nelle scuole a raccontare ai ragazzi marchigiani la loro esperienza di migrazione forzata. E ancora. A Terni l’associazione di volontariato San Martino, costola della locale Caritas diocesana, si prende cura di un’ottantina di migranti, provenienti da Ghana, Eritrea, Pakistan, Burkina Faso e Nigeria con 6 operatori, una cuoca eritrea e un’insegnante di lingua italiana. Persino Treviso apre la porta. C’erano solo quattro posti letto per gli immigrati. Ma lo scorso inverno di fronte alla necessità di ampliare l’offerta, sono stati ricavati venti posti letto in una struttura comunale in via Pasubio, che sono poi diventati permanenti. In Brianza l’accoglienza ai profughi si fa in appartamento. Era un esperimento cominciato con l’emergenza Nord Africa del 2011. Oggi ci sono due strutture (un residence a Carnate e il centro Spallanzani di Monza) per 30 e 50 persone in casi di emergenza, poi ci sono 35 appartamenti, tutti trovati nel mercato privato, nei quali i richiedenti vivono in media in sei.

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