«Cara presidente Boldrini quest’estate, alla Camera, si sarebbe potuto dare un segnale in più facendo un po’ di vacanza in meno». A dirlo non è un parlamentare qualsiasi, ma lo «stakanovista» di Montecitorio per eccellenza. Ossia Matteo Brangantini, il deputato, ex Lega Nord, che ha scelto di seguire l’avventura politica lanciata da Flavio Tosi e che risulta essere il primo della classe nella speciale lista della produttività parlamentare, come dimostra il sito specializzato Openparlamento (che gli ha assegnato un indice record pari a 917). Bragantini, non voleva mandare in vacanza né la terza carica dello Stato né i suoi colleghi? «Oddio, un po’ di pausa è giusta. E necessaria aggiungo. Però la presidente Boldrini è stata una settimana in Grecia prima della chiusura dell’Aula mentre da noi procedevano i lavori». Non saranno quattro settimane di stop il problema. «Certo. Anzi, le dirò: se si fosse fatto come l’anno scorso, quando l’Aula fu convocata subito dopo Ferragosto solo per comunicare che c’era un decreto, sarebbe stato uno spreco ancora maggiore. La cosa che fa specie è vedere, in generale, quanti tempi morti ha la Camera». In che senso? «Mi riferisco alla finzione che si vada in Aula da martedì a giovedì. Spesso i lavori iniziano il martedì alle tre e mezza del pomeriggio e finiscono alle sei e mezza, al massimo alle sette. Per poi ricominciare il giorno dopo con lo stesso ritmo. Uno spreco di tempo insostenibile». Qual è la proposta del «primo della classe»? «I lavori dovrebbero andare avanti fino alle nove e mezzo di sera, fino alle dieci. Veniamo a Roma per lavorare, non ce ne facciamo nulla della sera in libertà». Crede che sia solo un fatto di tempo? «Questo è l’altro problema. Troppo spesso i lavori sono impegnati per mozioni, interventi, che valgono quel che valgono perché sono misure che testimoniano un programma politico più che un’azione concreta. Dovremmo lavorare invece a testi unici sulle varie materie, perché la produttività del Parlamento non è nel numero complessivo di leggi ma nella qualità dei provvedimenti. E fare tutto ciò come Parlamento e non con il meccanismo delle leggi deleghe del governo. Ormai quasi tutto proviene da lì: stiamo passando da una Repubblica parlamentare a una governativa». Adesso al governo c’è «l’iperproduttivo» Renzi. Non le piace? «Con la sua nuova riforma è ancora più aggravato questo spostamento di asse: senza avere per giunta il voto diretto del premier. Questo non è corretto né trasparente. Dico: siamo tutti per un sistema maggioritario, che ci sia un partito che abbia una maggioranza relativa posso concepirlo, ma per ciò che riguarda l’ordinaria gestione. Sui diritti fondamentali dei cittadini, invece, preferirei che ci fossero dei contrappesi e la più ampia convergenza». Difende la prerogativa del Parlamento. Ma come si recupera quel ruolo? «Ho presentato un progetto di legge in cui si dice che se si vogliono davvero fare le riforme costituzionali si faccia veramente un’elezione diretta con un sistema proporzionale puro di una Costituente che vada a riformare la Carta. Se si eleggono 100-150 persone per fare solo questo, con l’incompatibilità per qualsiasi altra carica, potrebbe passare da qui la possibilità di fare delle riforme equilibrate e che non siano viziate dal ragionamento di parte». Non è che ha preso troppo alla lettera il «Fare» con cui Tosi ha battezzato il movimento? «Essere produttivo è fare il proprio lavoro, seguire i provvedimenti. Ma anche fare bene opposizione. Prendiamo lo stato di guerra, per il quale secondo una determinata formulazione della nuova legge elettorale sarebbe bastato solo il partito maggioritario alla Camera per farlo dichiarare. Alla fine siamo riusciti a trovare una mediazione: lo stato di guerra si può convocare solo con la maggioranza qualificata». Quali sono i dossier lasciati elusi dal governo prima delle ferie? «Il paradosso è che in questo momento non ci sono decreti in scadenza quindi quasi nulla è rimasto in sospeso. E invece dobbiamo ancora fare una riforma organica del fisco. Trasformare un sistema fiscale che deve diventare equo e non, come capita spesso, retroattivo. Aspettiamo ancora il taglio degli sprechi della macchina burocratica. E il federalismo vero: lo Stato non deve più avere ministeri "sparsi". Per non parlare dei costi standard. Per fortuna qualcosa siamo riusciti anche a bloccare: lo ius soli...». Ma lei non si riposa mai? «Certo che sì. Adesso sono al mare con le mie figlie. Le poche volte che sono mancato in Aula è coinciso proprio nei giorni quando sono nate loro: la fiducia dell’ottobre 2011, la prima volta che Berlusconi andò sotto. E un anno dopo per la fiducia al governo Letta. Assenze più che giustificate ovviamente».
Bragantini: "Vacanze troppo lunghe"
Il deputato tosiano, stakanovista di Montecitorio, critica la Boldrini: "Alla Camera potevamo fare meno ferie per dare un segnale al Paese"
