È proprio questo il tema centrale del dibattito davanti alla Corte di Amburgo, destinato a durare qualche settimana: la rinuncia dell’India a esercitare potestà giuridica su Salvatore Girone, l’accettazione che possa liberamente tornare a casa o, su indicazione del Tribunale, essere consegnato, almeno, a un Paese terzo, risiedere in qualche sede diplomatica italiana in Germania o in Olanda. Il resto ha a che vedere con il procedimento indiano, con la pretesa di continuare quell’istruttoria senza fine e senza costrutto che non è riuscita a produrre non diciamo un processo, ma neanche un dossier accusatorio attorno all’accusa, infamante e mai dimostrata, che i due marò abbiano sparato contro due pescatori inermi e un peschereccio inoffensivo. Ci aspettano due o tre settimane che decideranno la sorte provvisoria di Salvatore Girone, e la legittima permanenza in Italia di Massimiliano Latorre. Poi, ci vorranno almeno due o tre anni per sapere davanti a quale tribunale potranno difendere, in punta di fatto, l’innocenza che hanno sempre protestato. Ma, tardi e per una volta, abbiamo la magra consolazione di non averle mandate a dire al Paese grande e amico che per più di tre anni ha fatto quel che voleva.
La consolazione della voce grossa
È proprio questo il tema centrale del dibattito davanti alla Corte di Amburgo, destinato a durare qualche settimana: la rinuncia dell’India a esercitare potestà giuridica su Salvatore Girone, l’accett...