Politica

Matteo Salvini

Niente armate brancaelone Le condizioni le detta la Lega

A Matteo Salvini i sondaggi continuano a consegnare ciò che a lui serve per gigioneggiare in quest’estate in giro per feste (della Lega): la golden share sul centrodestra. «Legaforzismo» per lui significa principalmente questo: contendere da una posizione di forza a Silvio Berlusconi lo scettro di federatore, animatore e ideatore del centrodestra. Tertium non datur, in tutti i sensi: i kingmaker sono loro due. In attesa di capire le intenzioni del Cavaliere (sulle riforme istituzionali), per il momento, lista unica o no, la condizione che l’altro Matteo ha messo in chiaro c’è: si ragiona ma senza Angelino Alfano. Con questo Salvini intende caratterizzarsi come il «rottamatore» dell’ultima stagione del centrodestra che ha consegnato, dopo il 2011, governi di «grande coalizione» e «stampelle» al centrosinistra. «Nessuna armata Brancaleone» ma al centro - lo ha ripetuto fino alla nausea - il programma il cui perimetro «vede me e Berlusconi d’accordo al 90%». Ciò significa che Berlusconi è pronto a mettere in discussione euro, a guardare all’esperienza di Viktor Orbàn, e ad allontanare Forza Italia dal Ppe? Difficile che tutto ciò possa essere accettato in toto dal Cavaliere. Se non sarà nel merito - e questo Salvini lo sa - l’alleanza sarà questione di rapporti di forza: per questo il leader del Carroccio è pronto a rinunciare alla sfida di Milano per concentrarsi in quella contro Matteo Renzi per Palazzo Chigi. Per fare questo lui e i suoi hanno iniziato a frequentare più uffici internazionali (tra cui gli Usa non facendo mancare il proprio sostegno ai Repubblicani), a dotarsi (seguito dal Cav) di un pensatoio fatto di accademici e - dopo la buona prova della convention estiva dei salviniani siciliani - a prepararsi per l’autunno con un denso calendario di appuntamenti al Sud. Del resto Arcore, in queste ore, è già stata conquistata dalla marea verde...

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