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Ma quale agguato mafioso Era una storia di corna

Michele De Feudis BARLETTA Non mafia - come aveva denunciato il sottosegretario Scalfarotto - ma un mix esplosivo di gelosia e corna. L’inchiesta della magistratura di Trani sull’agguato fallito il...

BARLETTA Non mafia - come aveva denunciato il sottosegretario Scalfarotto - ma un mix esplosivo di gelosia e corna. L’inchiesta della magistratura di Trani sull’agguato fallito il 20 gennaio scorso ai danni di Pasquale Ventura, capogruppo del Pd al Comune di Barletta, ha portato al clamoroso arresto dell’ex moglie del politico, Concetta Dimatteo, che avrebbe ingaggiato - con la promessa di una ricompensa di trentamila euro - dei sicari per uccidere il marito. Dopo la separazione, infatti, era in corso una rovente causa giudiziaria per l’eredità, con immobili contesi, mentre cresceva l’odio da parte della donna per l’ex coniuge che si era rifatto una vita con un’altra compagna. La Dimatteo si sarebbe rivolta all’albanese Artan Belliu che a sua volta avrebbe ingaggiato il trentenne Giacomo Lanotte, al fine di portare a termine l’omicidio di Ventura, rimasto poi miracolosamente illeso grazie alla prontezza mostrata nell’evitare i proiettili e nella successiva fuga. Belliu e Lanotte sono stati arrestati, il primo come fiancheggiatore e il secondo come esecutore materiale, su ordinanza del Gip del Tribunale di Trani Maria Grazia Caserta. A ridosso della sparatoria il sottosegretario Ivan Scalfarotto aveva interpretato la vicenda come una escalation del crimine organizzato, denunciando «un gravissimo attentato intimidatorio compiuto nei confronti del capogruppo del Pd, a conferma del salto di qualità terroristico-mafioso compiuto dai clan». Il certosino lavoro investigativo delle forze dell’ordine, che hanno ricostruito tassello per tassello l’agguato, grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e ai video delle telecamere di esercizi vicini al luogo della sparatoria, ha consentito di smontare la pista politica e inquadrare la vicenda sullo sfondo di una querelle passionale. Gli ultimi sviluppi giudiziari hanno portato il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, già portavoce del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a commentare gli arresti come «importante contributo non solo alla affermazione della giustizia ma anche alla chiarezza politica». «Per quanto incresciosi possano apparire i risvolti sul piano della privacy famigliare - ha puntualizzato il primo cittadino - si è così sgomberato il campo da ogni interferenza con la politica, restituendo trasparenza e serenità al confronto pubblico».

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