Politica

"Ero l’uomo giusto, pure per i maiali"

L’interrogatorio di Buzzi: "Chiamarono me per le bestie trovate tra i rifiuti Niente gara, affidamento diretto. Tanto Roma era sempre in emergenza" LEGGI ANCHE "Così moltiplicavano i profughi"

«Io non ho mai parlato né con Alemanno, né con Lucarelli, né con Visconti di soldi». La mattina del 24 giugno scorso, nella casa circondariale di «Uta», a Cagliari, Salvatore Buzzi è nuovamente seduto davanti ai magistrati romani. I soldi versati a Panzironi all’insaputa di Alemanno, i finanziamenti per la campagna elettorale di Marino, i lavori affidati dalla nuova giunta e il rapporto con Tassone. Tutti argomenti sui quali gli investigatori vogliono vederci chiaro. Il patron della 29 Giugno però non sempre conferma le ipotesi degli inquirenti.     «ALEMANNO NON SAPEVA» Il «Re Comanno», il sindaco che «l’ultimo che ci andava aveva ragione», così come descritto da Buzzi nelle sue dichiarazioni spontanee, è a suo dire un politico che ignorava le trame tessute dai suoi uomini: «C’ho la prova indiretta che Alemanno non sapeva che questo acchiappasse i soldi in nero» spiega Buzzi a proposito dell’appalto per i rifiuti organici. Si tratta di un appalto da 21 milioni di euro. Un bando sul quale Buzzi e Panzironi avrebbero concordato una mazzetta da 500mila euro per 5 lotti. Un accordo rovinato però dall’intervento di Franco Cancelli, della coop Edera. «Mi ha detto Visconti che i lotti non sono più cinque - continua Buzzi - quindi 500mila euro, ma sono quattro perché uno è di Edera(...) io ti do 380mila, 120 fatti dà da Cancelli». Panzironi non concorda: «Io non voglio assolutamente che Cancelli mi dà i soldi in nero perché poi lo sa Di Paolo, poi lo sa Alemanno e invece queste cose io non voglio che si sappiano in giro (...) Quindi io qui c’ho la prova indiretta che Alemanno non sapeva che questo acchiappasse i soldi in nero». Ancora: «Il nero se lo prendeva lui e il chiaro andava alla Fondazione Nuova Italia con la Fondazione De Gasperi, o andava addirittura in cene». I pm chiedono: «Perché Panzironi invece di chiedere soldi per se li chiedeva per la Fondazione di Alemanno?(...) Chi è la Fondazione Nuova Italia?». «Politicamente era Alemanno, ma amministrativamente era Panzironi» risponde Buzzi. Ancora: «Più lui (Panzironi ndr) riusciva ad amministrare la Fondazione, a fargli avere i mezzi economici necessari e più Alemanno manteneva..». Inoltre: «Io gli dissi (a Panzironi ndr): "Ma tu ad Alemanno glieli dai sti soldi?"». Panzironi avrebbe risposto: «Ma chi se l’incula!».     GLI APPALTI CON MARINO Sollecitato dalle domande dei pm, Buzzi spiega come il Comune, aderendo alla piattaforma Consip, abbia di fatto provato ad affidare l’appalto per la pulizia degli uffici comunali di Roma al Cns, il Consorzio Nazionale Servizi dove Buzzi sedeva in qualità di consigliere di sorveglianza. Lo stesso consorzio che, tramite l’ex dirigente Pino Cinquanta (non indagato) avrebbe chiesto a Buzzi di dare un contributo elettorale a Marino. «Dopo i rilievi del Mef (Ministero Economia e Finanza ndr) - afferma il patron della 29 Giugno - ci sono queste proroghe (...) Non ci sono i tempi, però siccome il Comune può aderire a Consip che è la piattaforma del Ministero che ha fatto per semplificare le stazioni appaltanti, il Consip aveva fatto le gare prima, aveva fatto le gare l’anno precedente dicendo... bandiva il Comune di Roma, la gara per il Comune di Roma l’aveva vinta Cns. Quindi praticamente la Giunta Marino può avere... non vuole più andare in proroga la Roma Multiservizi e vuole far passare l’appalto a Cns (...) Il vincente è Cns, quindi praticamente l’amministrazione e la giunta comunale decide Consip». La vicenda si complica: «Cominciano i problemi perché ovviamente la Multiservizi licenzia le persone, i sindacati, manifestazioni - continua Buzzi - Io mi ricordo insomma che siccome il Cns ci lavora non come dirigente, come funzionario, il capogruppo della lista Marino, Giansanti, insomma venne fuori che era stato Giansanti, invece Giansanti non era stato insomma venne fuori una grande polemica politica». Così alla fine «il Cns rinuncia alla gara, semplifica le cose al Comune di Roma, praticamente il Cns rinuncia ad un appalto di 45 milioni di euro ed il Comune quindi ha dovuto prorogare l’appalto a Multiservizi». I     MAIALI A ROMA Sempre restando in tema di affidamenti diretti è ormai nota la vicenda dei maiali fotografti a rovistare tra i rifiuti di Roma: «Quella storia che voi incriminate Fiscon per i maiali, i maliali, la famosa battuta», spiega il patron della 29 Giugno cercando di far capire come la sua cooperativa si trovò a gestire un servizio milionario grazie a un affidamento diretto: «Praticamente i maiali brulicano... insomma stiamo a dicembre 2013, quindi siamo in giunta Marino, il sindaco chiede l’intervento immediato di pulizia. L’Ama a chi si rivolge? Alle cooperative sociali. Le cooperative sociali che hanno l’iscrizione all’albo dei rifiuti perché non tutti possono lavorare sui rifiuti. Eravamo solo in tre. Eravamo noi, Edera e Serviplus. Fiscon ci chiama a tutti e tre e cominciamo a lavorare due giorni dopo, con affidamento diretto, non ci fu né turbativa d’asta... lì non ci fu nulla, né tantomeno corruzione. (...) Lì ci fu l’episodio dei maiali - continua a raccontare Buzzi - l’intervento del sindaco che stanziò 5 milioni di euro per pulire Roma. Di questi 5 milioni per pulire Roma un milione e mezzo andarono per interventi di immediata pulizia della citta?».     LE ASSUNZIONI PER TASSONE Salvatore Buzzi si muove come una sorta di monarca assoluto nello spazio tra politica e affari: che si tratti di accoglienza, di potature o di pulizia, le coop del braccio economico di Mafia Capitale arrivavano ovunque e, soldi alla mano, vincono tutto: «Con Tassone (ex presidente del X municipio, ndr) - racconta Buzzi ai pm - avevamo un rapporto «assumimi questo, assumimi quello, tanto assumilo poi io me ne ricorderò». «La metafora della mucca - dice ancora Buzzi - e poi un giorno lui mi chiama a Ostia e mi dice "guarda ci sono quattro lotti di potature. Scegliti il lotto che vuoi, vatti a vedere i lavori"». E Buzzi il lotto lo sceglie, vincendo la gara con il 5% di ribasso. Una quota però troppo bassa tanto che, spiega Buzzi, «ci chiama il dirigente del Comune e ci dice "avete fatto troppo poco potete fare almeno il 15% e ci costrinse a fare il 15% e noi dovevamo già dare il 10% a Tassone (ex presidente del X Municipio e finito invischiato nella seconda tranche di «Mondo di mezzo»). Ci sembrava un’enormità».

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