«Una Rai non asservita ai partiti? Se facessero me presidente lo sarebbe»: Francesco Storace ha la idee chiare per cambiare Viale Mazzini che oggi riesce solo ad annoiare i telespettatori. Francesco Storace, la Rai dovrebbe essere come la Bbc? «Ma quale Bbc? Quando si dice questo si pensa al principio del giornalismo inglese, in base al quale la notizia viene prima di tutto, poi i commenti. Io invece di notizie dalla Rai non ne sento, sono tutti commenti, è Telerenzi. Non è pensabile che oggi tutto riguardi l’universo della sinistra». Qual è oggi il significato di «servizio pubblico»? «È una definizione che richiama quello che fu "Il Giorno", il giornale di Stato. Oggi non si ravvisa più questa necessità. Il servizio pubblico deve essere messo in gara, con una convenzione. Però oggi la Rai è una mangiatoia alla quale non si può rinunciare». Ma si può fare informazione di qualità facendo quadrare i conti? «Dovrebbe essere l’aspirazione di qualunque testata, non solo del servizio pubblico. In un libro che lessi tanti anni fa di Federico Scianò, un grande giornalista scomparso da qualche anno, che fu direttore di Rai Educational, c’era una domanda interessante. Lui passò dall’Avvenire alla Rai e si domandava se per questo doveva cambiare le sue idee. Si rispose marzullianamente: non rinuncio alle mie idee, ma devo tenere conto anche di quelle degli altri. La cifra del servizio pubblico è tutta qui». Quale deve essere il principio per selezionare i dirigenti Rai? «I concorsi». C’è qualcosa che funziona nella Rai di oggi? «Non la riesco a guardare, mi manca la volontà di premere sul telecomando, al massimo vedo qualche buon film. I tg sono diventati noiosi». Come sarà la Rai del futuro? «Se faranno me presidente lo scoprirete. Sarei un uomo libero e non asservito ai partiti. Per questo non me lo faranno mai fare. Io abolirei subito i pastoni e pretenderei inchieste dai giornalisti».
"La svolta ci sarà solo se faranno me presidente"
Parla Francesco Storace
