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Saviano, Istat, Mentana: schiaffi a Matteo

Il premier bocciato su tutto: strategia per il Sud, riforma del lavoro, nuova Rai

Saviano, Istat, Mentana: schiaffi a Matteo

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Andiamo con ordine. «Lei ha il dovere di agire. E ancora prima di ammettere che nulla è stato fatto». Per ciò che riguarda il tema Meridione lo «schiaffo» è arrivato - via Repubblica - da Roberto Saviano che ha preso carta e penna e rivolto al premier parole durissime. Hanno colpito anche lo scrittore icona della sinistra anti-Cav i dati dello Svimez che testimoniano come al Sud il tasso di povertà sta determinando un vero e proprio tsunami demografico. Non solo. «Aiutare il Sud - spiega - non vuol dire continuare ad "assisterlo" ma lasciarlo libero di diventare laboratorio»: un riferimento polemico, nemmeno troppo indiretto, a ciò che è avvenuto in queste ore in Sicilia, dove per scongiurare la crisi della giunta Crocetta sono arrivati 500 milioni dal governo per «alleviare» il rischio default della Regione.

Solo pochi giorni prima ci aveva pensato l'Istat a mettere i conti in ordine sul tema occupazione: 12,7% il tasso e 85mila disoccupati in più. Una vera sconfessione del Jobs Act rispetto al quale, spiegano gli esperti, le misure approvate non sono state utilizzate per nuove assunzioni, data la bassa crescita, bensì per riformulare i contratti preesistenti. Drammatico, poi, il dato che riguarda i giovani: 44,2% di disoccupati. Un altro «schiaffo» rispetto al quale indicative sono le parole di Michele Tiraboschi, presidente di Adapt, il centro studi fondato da Marco Biagi: «Dopo sei mesi di applicazione del generosissimo esonero contributivo per i nuovi assunti - ha spiegato al Fatto - e dopo i primi tre di assunzioni liberalizzate non c'è stata alcuna svolta».

Sulla questione della riforma della Rai, poi, sono arrivati gli «schiaffi» di Enrico Mentana, uno dei «volti» indicati come possibile guida della Rai: «Si sarebbe dovuto mettere le mani su tutto il resto: struttura, contenuti, ruolo del servizio pubblico. E mettere una distanza tra la politica e l'azienda. Ma questa è una richiesta impossibile da fare ai politici, Renzi compreso». Stoccata anche da Benedetta Tobagi, consigliere uscente in quota Pd: «Per un premier in calo di consensi poter controllare ancor più tg e reti è una polizza sulla vita politica».

Infine il «Vietnam parlamentare» minacciato dalla minoranza Pd. La «stampella» dei cosiddetti verdiniani non è bastata, infatti, a scongiurare la figuraccia della maggioranza su un emendamento alla riforma della Rai. E nemmeno sul caso Azzolini si sono del tutto placate le polemiche della sinistra Pd che invoca la «questione morale». Tutto questo significa che gli «schiaffi» dai ribelli Pd a Renzi potrebbero arrivare proprio sulle riforme istituzionali. Troppo per Barbara Saltamartini, deputato della Lega Nord: «Ormai è chiaro - spiega -: Renzi non governa più perché a sinistra è iniziato il Vietnam con la resa dei conti interna. Paralisi su riforme, continui rinvii, non si capisce dove il premier prenda i soldi per togliere l'Imu, sul Sud non ha detto una sola parola perché non sa dove trovare le risorse».

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