Sulla Rai si è giunti alla stretta finale. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi venerdì ha spiegato, a margine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, che il nuovo Consiglio di amministrazione verrà varato nell’ultimo Consiglio dei ministri prima delle vacanze, calendarizzato per venerdì prossimo. Renzi ha spiegato che sarà un Cda non a scadenza e che durerà in carica tre anni, come prevede la legge, anche perché non si può tenere in proroga la governance di una azienda come la Rai. La riforma della Rai, insomma, non inciderà sul nuovo Cda. Quindi il nuovo Cda dovrà essere votato secondo le regole della legge Gasparri e non potrà che essere dunque un Consiglio che rispecchia gli equilibri dei partiti presenti in commissione di Vigilanza. Numeri alla mano, il Pd può contare su 16 membri (di cui tre di minoranza: Federico Fornaro, Miguel Gotor e Claudio Martini). Ma in Vigilanza ci sarà un riequilibrio chiesto da Ncd, con FI e M5S che perderebbero un componente ciascuno, il primo a favore del Gal, il secondo del neonato gruppo fittiano. Tradotto: alla maggioranza andrebbero 4 consiglieri di amministrazione, uno a FI e ai grillini e tutti gli altri dovranno mettersi d’accordo su un settimo nome. Ancora più complicato eleggere il presidente: in Vigilanza serve la maggioranza di 27 parlamentari, quindi al Pd non basterà trovare l’accordo solo con la propria maggioranza di governo o solo con Fi, ma dovrà trovare un’intesa ben più trasversale. Le diplomazie sono al lavoro. Berlusconi oggi farà il punto ad Arcore e farà sapere a Renzi quale, nella rosa di nomi, è il prescelto. Stesso discorso per il ruolo di direttore generale, che con la riforma diverrà amministratore delegato con maggiori poteri. Renzi giovedì doveva vedere i suoi membri in Vigilanza, ma l’incidente in Senato - col governo andato sotto su un emendamento proprio sulla riforma della Rai - ha fatto saltare la riunione. Il premier ha tenuto un vertice più distretto col sottosegretario all’editoria Giacomelli, il ministro Boschi e i capigruppo Dem Zanda e Rosato. La linea del premier è chiara: avere nomi inattaccabili e di alto profilo, sia per il ticket presidente-dg sia per i membri del Cda. Renzi vorrebbe una donna come presidente, un nome di fama possibilmente televisivo e come direttore generale un uomo che capisce di tv e di management. Per quest’ultimo ruolo nella rosa dei nomi figurano Andrea Scrosati (responsabile dei contenuti Sky), Marinella Soldi (guida di Discovery Italia, toscana e sponsorizzata da Andrea Guerra) e Antonio Campo Dall’Orto . In corsa anche Andrea Castellari , mentre hanno perso quota Maria Patrizia Greco (presidente Enel), Vincenzo Novari (Tre) e Vittorio Colao (Vodafone). Per il ruolo di presidente si era parlato di Luisa Todini , un cavallo di ritorno poco gradito però al Cav che sponsorizza invece Antonio Pilati , attuale membro del Cda. Paolo Mieli avrebbe invece rifiutato, mentre restano in corsa Paolo Baratta (Biennale di Venezia) e Carlo Fuortes (sovrintendente del Teatro dell’Oper di Roma). Non è escluso però che il presidente possa essere un giornalista. In corsa Milena Gabanelli (carta di riserva per un’intesa tutta a sinistra se Berlusconi dovesse far saltare il tavolo), Marcello Sorgi , Mario Calabresi (direttore de La Stampa), Enrico Mentana (corteggiato anche per un posto in Cda) e Giulio Anselmi . Per il Cda ci sarebbero Carlo Freccero (piace al M5S che sogna però la nomina di Beppe Grillo , scartata dal Pd), Nino Rizzo Nervo , Stefano Balassone . I tempi stringono. Martedì la Vigilanza dovrà votare sette membri del Cda sui nove; mercoledì il Tesoro indicherà il suo rappresentante in Consiglio e proporrà il presidente che dovrà trovare una maggioranza dei due terzi (i fatidici 27 voti) in Vigilanza.
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