«La Rai? Semplicemente irriformabile». Pier Francesco Pingitore, regista, autore e animatore storico del Bagaglino con diverse stagioni da protagonista nella tv di Stato, non si fa troppe illusioni sulla possibilità di Matteo Renzi di procedere da «rottamatore» anche con «quell’elefante che è ormai diventata la Rai». Pingitore, la riforma vuole introdurre la figura dell’amministratore delegato «forte». È quello di cui l’azienda pubblica ha bisogno secondo lei? «Dipende dalle persone preposte alla conduzione di un compito così importante. Non vorrei che accadesse come è stato fino ad ora: che finisca per essere di fatto un esponente che risponde principalmente alla fiducia della classe politica. Credo che ogni riforma sia buona e cattiva allo stesso tempo: dipende dalle volontà delle persone di affrancarsi da certe incrostazioni». Per la guida della Rai si parla, tra gli altri, di Enrico Mentana e Milena Gabanelli. «Mentana è ottimo giornalista, la Gabanelli fa grandi inchieste. Non saprei davvero a chi augurare, però, un impegno così gravoso. Oltretutto con tutti i fucili puntati addosso dopo tante aspettative su quella che rimane la più grande industria culturale del Paese. Da quello che ho letto, però, credo proprio che ci vogliano capacità manageriali non indifferenti per gestire oggi questa Rai». Un altro punto è il tanto invocato «modello Bbc». «Come si dice in questi casi: "Quando si parla di Bbc metto mano alla pistola!". Scherzi a parte: si sente sempre parlare di questi modelli stranieri. Ma siamo sicuri che chi la invoca conosca davvero il modello?». Renzi propone che la politica resti praticamente fuori... «È un’utopia pensare che possa restare fuori. Per fare questo, come dicevamo, dovrebbe essere privatizzata, ossia renderla competitiva. Così com’è, invece, con questo paternalismo aziendale...». C’è chi dice che questa del governo sia solo una riforma di governance. «La Rai è vecchia, non si è mai rinnovata. È vero, ha cercato di adeguarsi ai tempi ma restano i difetti di origine: non risponde a criteri di qualità oggettivi. Questo organismo elefantiaco è oltretutto inadeguato rispetto alle strutture agili di cui è dotata ormai la moderna comunicazione. La Rai ha una struttura monopolistica in un momento in cui la concorrenza è più liquida che mai, con i social, l’intrattenimento sul web...». La soluzione è privatizzare? «Ripeto: se ne parla spesso. Ma si può fare? Privatizzare una rete Rai? Le tre reti hanno un numero di dipendenti enorme: chi è che è disposto ad assumere migliaia di dipendenti così? Le strutture delle reti non sono composte da soli operativi, non servirebbe oggi tutta questa gente. Questa perché una volta in Rai si produceva tutto: oggi è tutta una questione di appalti esterni. Una struttura così pesante non ha più senso». Ultima cosa: Matteo Renzi non può mancare nei suoi spettacoli. «Assolutamente! Vi posso anticipare che il prossimo spettacolo che stiamo portando al teatro sarà proprio intitolato "Cinquanta sfumature di Renzi"...».
Pingitore senza più speranza: «La tv di Stato è ormai irriformabile»
Il regista e autore: "Per diventre competitiva l'azienda dovrebbe essere privatizzata. Oggi invace è vecchia e non risponde a criteri di qualità oggettiva"
