Politica

Disoccupazione giovanile mai così male

A giugno sale al 44,2%, record dal 1977. Anche l’Istat inchioda Renzi I senza lavoro salgono al 12,7%. Fanno peggio solo Grecia e Spagna

La disoccupazione giovanile balza ai massimi storici: mai così dal 1977 mentre per la percentuale di senza lavoro l’Italia è ai vertici dell’Europa, dopo Grecia e Spagna. Lo scenario che emerge dalle rilevazioni dell’Istat è desolante e certifica il fallimento delle politiche per il mercato del lavoro adottate dal governo. Come pure dimostra che a nulla vangolo le massicce dosi di flessibilità, se le imprese marciano a scartamento ridotto per mancanza di ordini. Il bollettino dell’Istat arriva a stretto giro dopo le analisi critiche dell’Fmi e della Bce che posizionano il nostro Paese in fondo alla Ue e i dati negativi dello Svimez che condanna il Mezzogiorno a un «sottosviluppo permanente». Ora l’istituto di statistica dice che il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, è salito a giugno al 44,2%, in aumento di 1,9% sul mese precedente. Dal calcolo sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati ne’ cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perchè impegnati negli studi. Più in generale, il numero di disoccupati è aumentato dell'1,7% (+55mila). Dopo il calo di aprile (-0,2%) e la stazionarietà di maggio, a giugno il tasso di disoccupazione cresce di 0,2% rispetto al mese precedente, arrivando al 12,7%. Nell’ultimo anno il numero di disoccupati è cresciuto del 2,7% (+85 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,3 punti percentuali. Calano al contempo a giugno gli occupati dello 0,1% (-22 mila unità) dopo la forte crescita di aprile (+0,6%) e la flessione di maggio (-0,3%). Il governo minimizza anzi intravede in questi segni negativi i barlumi di una ripresa. Il ministro del Lavoro Giuliano Poleti è ottimista: «I numeri di giugno confermano che siamo di fronte a dati soggetti a quella fluttuazione che caratterizza una fase in cui la ripresa economica comincia a manifestarsi. Poi precisa che «pur a fronte di tale sostanziale stabilità, è evidente un processo di cambiamento nella qualità e nella composizione dell'occupazione». Il dato consolidato del primo semestre 2015 «fa infatti registrare un incremento di 250 mila attivazioni di contratti a tempo indeterminato, passate dalle 696 mila del 2014 alle 947 mila del 2015 (+36%), a fronte di un limitato incremento delle cessazioni che passano da 633 a 664 mila (4,9%)». Poletti sottolinea che rispetto all'anno trascorso, «la quota dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle attivazioni è cresciuto dal 16,1% al 21,9%. Infine, si registra un robusto incremento delle trasformazioni dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, che nel periodo gennaio-giugno passano dalle 129 mila del 2014 alle 183 del 2015 (+41,8%)». Il sindacato però dà una lettura diversa dei dati. Per la Cgil il Jobs Act va modificato. Per Forza Italia i numeri dell’Istat «inchiodano Renzi».

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