Sono passate poche ore da quando i finanzieri hanno consegnato l’ordinanza di custodia cautelare a Mauro Balini. A Ostia il sole brucia l’asfalto del Porto Turistico posto sotto sequestro, sebbene operativo come al solito. I militari al lavoro dall’alba arrivano alla spicciolata negli uffici del presidente: il lavoro che li attende è ancora lungo e le carte da sfogliare potrebbero riempire una biblioteca di discrete dimensioni. Mentre i diportisti si precipitano affannati e tesi per verificare che i sigilli non abbiano bloccato le imbarcazioni, sul lungomare al contrario si respira un’aria di attesa. Ed è su una panchina, all’entrata dello storico stabilimento balneare Plinius, che le donne Balini si confrontano su quanto hanno appena saputo. Sono loro le colonne di una delle più importanti famiglie di Ostia. «Siamo sul territorio dalla fine della prima guerra mondiale – precisa la zia di Mauro -. È qui che sono nati i nostri figli, qui che hanno sempre lavorato». Accanto alla donna dalla tempra forte come le mani che stringono il bastone, è seduta la mamma dell’imprenditore 50enne. Piccola, esile, quasi ammaccata da una notizia appresa all’improvviso alza gli occhi per urlare la propria rabbia. «Io gli metterei una bomba – sbotta con voce chiara – perché stanno coprendo qualcuno o vogliono farsi belli. Stamattina mi hanno dato la notizia dell’arresto di Mauro con una telefonata ed ora non so neanche dov’è. Ora mia nuora porterà via di qui la figlia, tanto attaccata al padre, poi non so cosa accadrà. Il fatto è che a Ostia fanno operazioni, arrestano la gente ma poi le scuse non le farà mai nessuno: hanno rovinato una persona che neanche se lo immaginava quanto è accaduto». È qui che interviene con forza anche Laura, la sorella di Balini: «Mio fratello ha sempre lavorato – dice, nascosta dietro grandi occhiali da sole -. Ha iniziato a fare lo "spiaggino" a 14 anni sempre qui, al Plinius, come faceva mio padre. Poi, come tutti, ha cercato di migliorarsi, di crescere, ma sempre lavorando. Se fossimo mafiosi arricchiti di certo non saremmo qui ogni giorno». Riguardo a Cleto Di Maria, imprenditore lidense in passato arrestato in Brasile con 2mila chili di droga e finito nell’inchiesta Nuova Alba nel 2013, parlano ancora la madre e la zia di Balini. Fino a non molto tempo fa era lui a gestire il chiosco "Hakuna Matata" intestato al presidente del Porto di Ostia. «Cleto ha sbagliato ed ha pagato – dicono le due donne -. Mauro ha semplicemente cercato di rinquadrarlo, si conoscono da una vita». Un accanimento, secondo le donne del patron del Litorale, che va avanti da anni. «Non sappiamo da cosa derivi – commenta Laura -, ma spero solo si risolva presto perché la verità dovrà uscire fuori».
Lo sfogo della madre: "Vogliono coprire qualcuno"
Sul lungomare parlano i famigliari del manager: "Se fossimo mafiosi coi soldi certo non saremmo qui"
