Politica

Il prefetto non è un passacarte Il Comune va sciolto per mafia

di Maurizio Gasparri* Gabrielli, ripensaci. Lo dico con tutto il rispetto per il ruolo che oggi ricopre il prefetto di Roma e per gli importanti incarichi avuti nel passato. Ma non può ignorare lo...

Gabrielli, ripensaci. Lo dico con tutto il rispetto per il ruolo che oggi ricopre il prefetto di Roma e per gli importanti incarichi avuti nel passato. Ma non può ignorare lo stato di profondo degrado in cui vive la città, le difficoltà lampanti dell’amministrazione Marino che si acuiscono con il restyling della Giunta (a proposito, ma com’è venuto in mente di mettere al Bilancio un personaggio come Causi, che con la gestione dei derivati ai tempi di Veltroni mise la Capitale in ginocchio?) e soprattutto non può far finta che la relazione della Commissione di accesso prefettizia non esista. Ho rivolto un appello a Gabrielli perché riveda le sue conclusioni, così dissonanti da quelle cui sono giunti i tre funzionari dello Stato. Ne ho ricevuto una risposta in burocratese. So bene che non spetta a Gabrielli sciogliere Roma per infiltrazione mafiosa, scelta che attiene al ministro dell’Interno. Tuttavia se si chiama fuori, a che titolo ha detto che il Comune non si deve sciogliere? Il prefetto non è solo un passacarte. Se non ha i poteri di sciogliere Roma, non dovrebbe neanche dire che non si può sciogliere. Anche perché la discrasia tra le sue considerazioni e quelle dei tre funzionari che hanno esaminato atti e delibere del Comune è tanto evidente quanto inquietante. I commissari hanno descritto l’attuale amministrazione come «inquinata, connotata da una profonda mala gestio, in cui il condizionamento mafioso produce una pesante deviazione del canone di legalità dalla funzione di indirizzo politico, sotto l’influenza di dirigenti collegati a Mafia Capitale». In altri stralci della relazione si sono fatti nomi e cognomi di esponenti dell’attuale amministrazione legati a personaggi come Buzzi. Il numero due di Marino, Nieri, anche alla luce di quella relazione in cui si descrivevano i rapporti con Buzzi si è dimesso. Si leggono di ingerenze per favorire l’organizzazione criminale di Buzzi/Carminati che risalgono al luglio del 2014, in piena consiliatura Marino. C’è poi lo scandalo alloggi, gli affidamenti senza gara e le dimissioni del secondo assessore al Bilancio. Fino alle conclusioni: «Il condizionamento mafioso si è realizzato secondo schemi e copioni non intaccati dal cambio di amministrazione e si ritengono sussistenti i presupporti per l’applicazione di tutte le misure contenute nell’articolo 143: lo scioglimento dell’organo consiliare di Roma per infiltrazioni mafiose». Eppure tutto questo il prefetto di Roma lo ha ignorato? Ma come? In passato in altri Comuni italiani si è proceduto con lo scioglimento per mafia anche solo perché un usciere era sospettato ed ora che si parla della Capitale tutto è passabile? Va ristabilita la legalità a Roma e non va più coperto Marino che avrà anche segnato una discontinuità come lui dice, ma che si è fatto finanziare la campagna elettorale da Buzzi. O anche su questo ha un’altra opinione?

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