Avete presente quelle merendine che occhieggiano dalla tv così enormi, grondanti di farciture invitanti colate tipo ricetta della nonna, e poi quando le andate ad aprire sono terribilmente insignificanti? Bene, la politica è uguale. Per questo, forse, si avvale da tempo degli stessi testimonial delle merendine. Personalità dalle biografie vincenti, dall’entusiasmo contagioso e dal nome che scalda il cuore. In poche parole, le campionesse olimpiche. Quelle che ti hanno regalato emozioni irripetibili, e per questo non puoi voler loro male. È proprio lì il trucco. L’ultimo caso è Valentina Vezzali. Pare che Renzi voglia nominarla ministro dello Sport. Che il premier lo faccia per restituire un peso nella coalizione a Scelta Civica, partito tra le cui fila milita la Vezzali, è credibile come un repentino abbassamento delle temperature in questi giorni. Piuttosto a Renzi, in caduta libera nel gradimento come il resto della squadra, farebbe comodo una iniezione nazionalpopolare che la pluricampionessa di scherma garantirebbe. Perché Valentina è l’Italia. È donna, è mamma, ha un bel sorriso, di lei non sono note intemperanze gossipare, e vince, sempre e comunque, anche da deputata. Solo quest’anno medaglie d’oro ai Mondiali di Mosca e agli Europei di Montreaux. Insomma, sceglierla sarebbe un’operazione utile nella battaglia per le Olimpiadi del 2024. Peccato che subito qualcuno abbia tirato una manata su una torta così ben decorata. Si tratta della numero uno della nazionale femminile di calcio, Patrizia Panico, che ha lanciato una petizione contraria alla nomina su Change.org. Motivo? Secondo la Panico, Valentina Vezzali non si sarebbe espressa tempo fa contro la frase del presidente (sospeso) della Lega Dilettanti sulle «quattro lesbiche» del calcio femminile. La Vezzali ha detto al Corriere che, no, lei non si era tirata indietro e anzi aveva stigmatizzato la cosa in un post su facebook. Ma intanto la petizione ha superato i 25mila aderenti in pochi giorni e l’hastag creato per l’occasione, #vezzalinograzie, rimbalza di gran carriera su Twitter, dove in molti rispolverano con sdegno il suo noto siparietto di qualche anno fa con Berlusconi a Porta a Porta , quando lei disse che avrebbe gradito essere tecnicamente «toccata» (cioè colpita con il fioretto, non altro) dall’allora premier. Ma si sa, il mondo social è fatto così. Di certo per la Vezzali i precedenti non sono di grande auspicio. Il più lampante è quello di Josefa Idem. L’italo-tedesca campionessa di canoa ha avuto un percorso politico molto più graduale. Assessore allo Sport a Ravenna, poi responsabile di dipartimento per il Pd in Emilia Romagna, regione in cui è stata candidata ed eletta al Senato nel 2013, dopo aver ottenuto quasi diecimila voti nelle primarie di collegio. Enrico Letta la volle con sé al governo, ma in vetta rimase poco. A neanche due mesi dal giuramento si dimise da ministro per le Pari Opportunità e dello Sport per una vicenda di presunte irregolarità edilizie e fiscali. Prima di lei, rileva la vicenda di Manuela Di Centa. Anche per la campionessa dello sci di fondo, una militanza politica piuttosto lunga. Nel 2004 ci provò alle europee con Forza Italia, raccogliendo 13.300 preferenze senza essere eletta. Nel 2006, riuscì ad approdare al Parlamento, sempre con gli azzurri, per essere riconfermata nel 2008 e mancare la terza elezione nel 2013. Di lei si ricorda un impegno, ai tempi della riforma Gelmini, per l’introduzione del Liceo sportivo. E null’altro. In ossequio ad una regola, che condanna i grandi campioni a non riuscire mai ad eguagliare, da fuori, la propria gloria sportiva.
Vezzali-Panico, se lo sport fa flop
Pietro De Leo Avete presente quelle merendine che occhieggiano dalla tv così enormi, grondanti di farciture invitanti colate tipo ricetta della nonna, e poi quando le andate ad aprire sono...
