Una marcia indietro quasi totale sulla norma che prevede il carcere per chi registra di nascosto e ne diffonde il contenuto; e una mezza retromarcia sui tre mesi di tempo concessi ai pm per chiedere, alla fine delle indagini, l’archiviazione o il processo. È stata una giornata all’insegna del «pentimento», o quasi, quella di ieri per il Partito democratico, che sulle intercettazioni si sta incasinando le idee. Partiamo dal primo punto. Nei giorni scorsi è stato approvato un emendamento, a firma Alessandro Pagano (Ncd), che prevede da 6 mesi a 4 anni di reclusione per «chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni» effettuate fraudolentemente, fatte salve quelle che «costituiscono prova» in un procedimento giudiziario o siano utilizzabili nell’esercizio della difesa. Una norma che, così formulata, avrebbe tagliato le gambe a trasmissioni come Le Iene o Striscia la notizia . Di fronte alle polemiche, il Pd ha annunciato che dalla punibilità sarebbero stati esclusi i giornalisti. Una correzione insufficiente a salvaguardare quegli stessi programmi, i cui servizi sono spesso realizzati da esperti del mestiere che giornalisti, però, non sono. Ed ecco che ieri, dopo le critiche provenienti dai magistrati (che in qualche caso hanno interpretato in modo del tutto errato l’emendamento Pagano), il Pd è corso ai ripari presentando un nuovo emendamento, a firma Walter Verini e David Ermini, secondo il quale costituisce «delitto, punibile con la reclusione non superiore a quattro anni, la diffusione al solo fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in sua presenza ed effettuate fraudolentemente». E poi: «La punibilità è esclusa quando le registrazioni o le riprese sono utilizzabili nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca». Un testo che cambia le carte in tavola perché fa salvo il «diritto di cronaca» di chiunque, e dunque non solo dei giornalisti; perché cassa la pena minima di 6 mesi prevedendo solo la massima a 4 anni; e perché stabilisce che la punibilità è possibile se la diffusione della registrazione avviene al «solo» fine di diffamare. Infine fra le registrazioni potenzialmente fraudolente rientrano ora anche quelle telefoniche. «L’impianto del mio emendamento non viene toccato, dunque non c’è nessun arretramento», è il commento di Pagano, secondo il quale «chi "ruba" in maniera fraudolenta registrazioni o riprese, per procurare un danno, va punito, e la norma rimane così com'è, senza cambiare una virgola. Con serenità ci confronteremo con gli alleati di maggioranza per dare il via libera a una norma di grande importanza a tutela della privacy e con la piena garanzia del diritto di cronaca». Il Pd ieri ha proposto anche di modificare il disegno di legge in discussione là dove prevede che alla fine delle indagini preliminari o della scadenza dei termini, il magistrato ha solo tre mesi di tempo per decidere se archiviare l’inchiesta o chiedere il processo. Anche in questo caso le toghe avevano protestato, e il nuovo testo va loro incontro, stabilendo che i tre mesi decorrono dalla notifica alle parti dell’avviso di chiusura delle indagini. Il che garantisce tempi ben più lunghi a chi conduce l’inchiesta.
Il Pd fa retromarcia "Il diritto di cronaca non sarà punibile"
Un emendamento del Pd salva anche le trasmissioni tv
