«C’eravamo tanti amati». Tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni il feeling (politico) sembra essersi incrinato. Lontani appaiono i giorni in cui a piazza del Popolo si festeggiava «l’asse identitario» tra il segretario della Lega e la leader di Fratelli d’Italia contro il governo Renzi. A rendere manifesto il cambio di registro il non possumus recitato da Meloni su una delle figure più stimate da Salvini: Pietrangelo Buttafuoco. In realtà già a Roma - una delle città destinate a rappresentare un laboratorio - vi è stato un assaggio di tensione: qui il mandato esplorativo ventilato da Salvini sulla figura civica di Alfio Marchini (il vero obiettivo della Lega è ottenere la candidatura a Milano) è stato mal digerito da Fratelli d’Italia che nella Capitale auspica di avere la golden share sul futuro inquilino del Campidoglio. E con Berlusconi? Dopo il vertice di Arcore in cui il Cav ha aperto a tutte le richieste della Lega (leadership inclusa), Salvini non ha ancora ricevuto risposte esaustive sui temi esiziali: Renzi, Ue ed euro. Tre assi, non tre carte qualsiasi.
Gli alleati Prove tecniche di coalizione
Si raffredda l’intesa con Giorgia Col Cav tanti nodi da sciogliere