Politica

Ecco la nuova destra che vuole Salvini

Non solo immigrati, Ue e Flat Tax. Così il segretario cambia il pantheon della Lega

In principio fu la ruspa. E ruspante il suo conduttore che a suon di «basta invasione», «no euro» e «flat tax per tutti» è riuscito a dettare l’agenda politica e mediatica a un centrodestra in disarmo e disorientato nei lunghi mesi del patto del Nazareno. Matteo Salvini con pochi concetti, fissati iconograficamente nelle magliette divenute subito un cult, si è imposto nell’immaginario collettivo come l’unico capace di sfidare Matteo Renzi sul campo della disintermediazione e del populismo televisivo. L’altro Matteo è stato quello col «quid» insomma, per utilizzare il termometro con cui Berlusconi misura i delfini. In ragione di questo è arrivato quindi il «Legaforzismo», il neologismo con cui Ilvo Diamanti ha tramutato la categoria del «Forzaleghismo», che fu motore del berlusconismo trionfante nel Nord leghista: adesso è il leghismo a trainare una FI zoppicante e a interpretare le esigenze di un Nord produttivo impaurito dall’Europa. Questo, nel giro di qualche mese, è riuscito a fare Matteo Salvini: acquisire centralità nel centrodestra dopo averne conquistato la base e la ragione sociale. Ma il leader del Carroccio ha capito che ciò non bastava. Dopo la felpa e la protesta, insomma, è arrivata la necessità di costruire il «tessuto» e la proposta: di qui, in controtendenza con la semplificazione dello slogan e dei social media, la volontà di circondarsi di professori e accademici (coordinati da Giuseppe Valditara), la creazione delle scuole di formazione politica (animate da Armando Siri), la promozione di network (come 1000 Patrie) con cui tastare le necessità diffuse nelle «Italie». Accanto a questo il leader ha continuato a ricercare una vocazione internazionale. Indifferente alle risatine per la scelta di accreditarsi con il duo Marine Le Pen-Vladimir Putin, adesso Salvini intende aggiungere a questo la bandierina a stelle e strisce. Nessuna «conversione» ma applicazione dei principi della scuola del realismo politico sul modello di Pratica di Mare del Cav: ossia il coinvolgimento della Russia in un rapporto di partenariato pensato per risolvere le tensioni nelle aree calde del Mediterraneo e del Medioriente ma soprattutto per sconfiggere l’Isis. Ma per convincere interlocutori e osservatori di essere in grado di guidare un nuovo prototipo di centrodestra a vocazione sovranista Salvini deve dimostrare adesso di saper mettere in campo una squadra. «No all’armata Brancaleone», ripete spesso. Sì a quel polo identitario che - nonostante le frizioni di questi giorni con Giorgia Meloni - è auspicato trasversalmente dall’elettorato di riferimento. La bussola? «Allearsi con la realtà» gli ha suggerito Pietrangelo Buttafuoco. La stessa «aria» che si respira da Trento e Lampedusa.

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