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Sindacati in piazza sui contratti

Leonardo Ventura I sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil sono di nuovo sul piede di guerra e non si fermano neanche in piena estate. A più di un mese dalla sentenza del 24 giugno della...

I sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil sono di nuovo sul piede di guerra e non si fermano neanche in piena estate. A più di un mese dalla sentenza del 24 giugno della Corte costituzionale che ha dichiarato «illegittimo» il blocco dei contratti, rivendicano infatti «l'apertura immediata» del tavolo di contrattazione e si preparano a manifestare mercoledì prossimo, il 29, sotto Palazzo Vidoni, sede del ministero della Pubblica amministrazione con l'intento (e la speranza) di farsi ricevere il giorno stesso dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia. Ma se il governo continuerà a fare orecchie da mercante la mobilitazione andrà avanti, annunciano i sindacati, anche a Ferragosto perché «i servizi pubblici non vanno in vacanza» come recita lo slogan scelto per la manifestazione. «La Corte ha infatti scritto nel suo dispositivo che il blocco sistematico della contrattazione sconfina in un bilanciamento irragionevole tra libertà sindacale ed esigenze di controllo della spesa». I lavoratori in busta paga hanno perso, in 5 anni, sulla base dei dati del Ministero delle Finanze e della Ragioneria dello Stato, dai 3 ai 4 mila euro ciascuno a seconda dei comparti: per la precisione 4.600 euro in media per un dipendente degli Epne, 3,8 nelle Agenzie fiscali, 3,3mila nella sanità, 3,1 nelle Regioni e autonomie locali, 3mila nei ministeri. Sono dati che si fermano allo scorso anno, a cui da un primo calcolo potrebbero aggiungersi altri 600 euro pro capite nel 2015 facendo una media di tutti i comparti, secondo una stima della Cgil. In termini di potere d'acquisto, significa una perdita di 8,5 punti percentuali (al 2013). La polemica per il mancato adeguamento degli stipendi per oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, ad oggi sono 3.232, arriva fino in Parlamento dove si sta discutendo la riforma della pubblica amministrazione. A sollecitare le istituzioni sono i quattro segretari generali di categoria generali di Fp Cgil (Rossana Dettori), Cisl Fp (Giovanni Faverin), Uil Fpl (Giovanni Torluccio) e Uilpa (Nicola Turco) con una lettera indirizzata a tutti i parlamentari di Camera e Senato in occasione del sit-in del 29 luglio. I sindacalisti indicano come «unica via di uscita» dalla «pericolosa spirale negativa» in cui versa la macchina pubblica «una riforma vera del sistema pubblico, in grado di dare slancio e sostanza a quello che i cittadini chiedono: trasparenza, efficienza, innovazione, partecipazione» ma «la leva del cambiamento - si legge nella lettera - ha un fulcro senza il quale non può funzionare: il contratto collettivo». Il blocco dei contratti ha ricadute pesanti anche a livello previdenziale, infatti, sono state congelate tutte le posizioni economiche e le ricadute economiche degli avanzamenti di carriera dal 31 dicembre 2010. Il periodo trascorso, almeno fino al 2014, è perso a tutti i fini, compresi gli incrementi economici che determinano, per via del sistema contributivo, il futuro assegno pensionistico. Come se i 5 anni fossero scomparsi dalla carriera lavorativa delle persone.

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