Politica

Pagano: "Puniamo il gossip, non i giornalisti"

Parla l'esponente di Ncd autore dell'emendamento incriminato

Alessandro Pagano, autore dell’emendamento «incriminato» che prevede fino a 4 anni di carcere per chi diffonde riprese o registrazioni «rubate», non indietreggia. E se pure l’esponente Ncd da una parte si dice disposto a miglioramenti, dall’altra non gli passa neanche per la testa di cambiare lo spirito della norma, convinto com’è che sia giunto il momento di fermare gli abusi di chi mette in piazza la vita privata della gente.   Pagano, il suo emendamento verrà silurato? «Non credo proprio. Primo perché le pressioni subite sono strumentali. Pensi che quelli del M5S, che oggi gridano al bavaglio, si arrabbiarono molto quando un hacker violò la loro posta elettronica diffondendo il contenuto, penalmente irrilevante, delle loro mail. Ebbene, con il mio emendamento in vigore, non sarebbe accaduto. Quanto alla carta stampata o alla tv, io capisco la preoccupazione, ma è giunto il momento di distinguere fra giornalismo vero, d’inchiesta, che merita un premio, e quello "gossipparo", scandalistico, che mette in piazza la vita privata della gente».   La sua norma prevede il carcere fino a 4. Non è una follia? «Si può pensare a un miglioramento. Do la disponibilità mia e del mio partito, possiamo ragionare sulle pene, chiarire bene il perimetro che salvaguardi il giornalismo serio, ma da qui a gridare allo scandalo ce ne corre».   L’emendamento esclude la punibilità per le riprese che costituiscono prova in un procedimento giudiziario. Spesso, però, vengono confezionati servizi che non riguardano reati ma sono di rilevanza pubblica. «Facciamo un esempio. Se qualcuno, riprendendomi di nascosto, scopre che io ho commesso un reato, l’articolo va in prima pagina e il giornalista vince il Pulitzer. Ma se registrando fraudolentamente coglie le parole di un uomo che parla di donne e amanti, allora quello non si potrà pubblicare. Mi spiego ancora meglio. Se un giornalista riprende un dipendente comunale che timbra il cartellino e poi va al supermercato invece che in ufficio, si tratta di un fatto penalmente rilevante che è giusto pubblicare, a prescindere che il giudice lo accetti come prova. È inconfutabile che un servizio del genere rientri nell’ambito di quelli non punibili. Magari possiamo identificare meglio anche questo perimetro normativo, se serve».   Qualche anno fa Piazzapulita riprese di nascosto un grillino che ne diceva di cotte e di crude su Grillo e Casaleggio. Fu mandato in onda. Con la sua norma sarebbe stato impossibile, visto che la rilevanza penale non c’era. «Io non la vedo così. Però rilancio e dico: diano tutti un contributo per migliorare la norma. Ma il problema, e da qui non mi muovo, non è Piazzapulita o Le Iene, ma l’uomo, la sua dignità. Non è possibile che per intrattenere il pubblico la si vada a demolire. È questo che va fermato, non il giornalismo».   Ieri il Pd ha fatto marcia indietro annunciando che dalla norma saranno salvaguardati i giornalisti. «Lasciamo perdere i dettagli tecnici, saranno sicuramente oggetto di valutazione nella legge delega successiva che presterà attenzione alle sanzioni e ad altri aspetti. Ma questo articolo ha dignità di esistere. Nessuno può negare che il problema delle intercettazioni sia enorme, nessuno può imporci una marcia indietro. Gli eventi sono maturi per approvare una norma del genere. Non possiamo far finta che il problema non ci sia. Forse nel mio emendamento ci sono degli eccessi, anche se per me è perfetto, ma, lo ripeto, siamo pronti ad apportare modifiche».   Lei guarda Le Iene o Striscia la notizia? «Guardo molto poco la tv, però sono programmi che mi stanno molto simpatici».   Eppure potrebbe essere il loro killer. «Non sarò io il loro sicario, glielo posso assicurare».

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