Politica

Gelo tra Renzi e Ignazio. Al sindaco resta solo Orfini

Il premier scarica il chirurgo e ritira il suo assessore. In pochi sono convinti che l'amministrazione possa proseguire

I tempi della passeggiata insieme ai Fori Imperiali all’indomani della pedonalizzazione sono lontani. Ignazio Marino ha giocato a essere il sindaco più renziano fra i renziani finendo per diventare il più detestato. Mafia Capitale non c’entra. O c’entra fino a un certo punto. Perché se da un lato è vero che l’inchiesta della Procura di Roma e gli arresti a raffica hanno finito per delegittimare la classe politica romana e per fiaccare l’azione del governo capitolino, è anche vero che quell’azione da mesi ha il fiato corto. Anzi, da due anni non decolla. Gli appelli ai cambi di passo si sono sprecati. Il primo nell’estate 2014 un anno dopo il voto. Il secondo a novembre, prima del deflagrare dell’inchiesta «Mondo di mezzo». Il Pd nazionale per bocca del vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini voleva un cambio di passo, un nuovo programma e una giunta di alto profilo. Marino rispose picche. Poi gli arresti del Ros che hanno contribuito a fiaccare una giunta già in apnea. Così Renzi ha preso la questione di petto. A modo suo. A Porta a porta, a giugno, ha detto chiaramente che «il punto non è se Marino sia onesto o meno. Essere onesti non basta, bisogna che i trasporti funzionino e la città sia pulita». Insomma ha attaccato Marino sui suoi due punti deboli. Fortuna per il sindaco, il commissario del Pd romano Matteo Orfini ha continuato a difenderlo, aprendo a una improbabile fase due: Ignazio non l’ha voluta a novembre, perché dovrebbe cedere ora? Così Renzi èstato costretto a essere più esplicito, paragonando il chirurgo Dem a rosario Crocetta, che Orfini vorrebbe sfiduciare. Così da inchiodare il presidente del Pd alle scelte del segretario. E infatti Orfini tace da giorni. Non una parola sulle dimissioni della Scozzese. Neppure su quelle di Renzi. Orfini da una parte, con la sua voglia di restaurazione per proporre una giunta-Congresso di Vienna, con le vecchie glorie Causi e Meta nei ruoli chiave: il primo come vicesindaco e assessore al Bilancio, il secondo con la delega ai Trasporti. Casella quest’ultima nel caos: il dirigente regionale - ora alla guida dell’Astral - Mallamo, altro pababile, ha fatto già sapere di voler restare alla corte di Zingaretti, di cui è un fedelissimo. Nel pomeriggio Mallamo è saluto in Campidoglio per incontrare Marino e declinare l’offerta. Fuori Meta, fuori Mallamo, il sindaco potrebbe tenere l’interim ai trasporti se non troverà entro domani una figura ideonea. Ma nel Pd non c’è la fila per aiutare il sindaco. Orfini punta su alcuni ex veltronian-bettiniani e sui dalemiani ora in maggioranza, ma è isolato. I moderati che fanno riferimento da un lato ai popolari di Giuseppe Fioroni e dall’altro ad AreaDem di Dario Franceschini sono con Renzi: o Marino governa o va a casa. Anche il capogruppo Pd e coordinatore di maggioranza Fabrizio Panecaldo è sconsolato. Della stessa idea anche i renziani: il deputato Michele Anzaldi - già nello staff di Veltroni - chiede che Marino si confronti con la coalizione e chiarisca sul futuro dell’amministrazione. La consigliera comunale renziana Valentina Grippo si schiera dalla parte della Scozzese e chiede una «profonda riflessione». Il partito del voto all’interno del Pd è sempre più forte: si potizza di far cadere Marino sull’assestamento di bilancio se non cambia passo o decide di lasciare prima. E il sindaco? Resiste, consapevole di avere ormai solo una via d’uscita: fare il rimpasto di giunta domani. Marco Causi sarebbe pronto a sostituire Nieri come vicesindaco e la Scozzese al Bilancio. Resta il nodo Trasporti. E in uscita sarebbero anche Paolo Masini (Sport e Scuola) ed Estella Marino (Ambiente). L’impressione è che il rimpasto possa essere una minestra riscaldata e poco saporita. Sel non ci sta. Il neosegretario romano Paolo Cento oggi vedrà Marino e gli esporrà la posizione: Sel non entrerà in giunta, a meno che Renzi non garantirà che il governo e il Pd sostengono il sindaco e non verranno sbloccati i fondi per il Giubileo. Ma Cento va oltre, vuole un nuovo programma di governo e chiosa: «Altro che numeri romani». Ma Renzi accetterrà di sostenere una giunta che ritiene al capolinea, restaurando l’asse a sinistra con Sel su cui è già inciampato Bersani, senza un allargamento della base di consenso a Roma? E Orfni («è lui il vero problema», spiegano i renziani dal Nazareno) cederà alle indicazioni del suo segretario? Il destino di Roma Capitale si compie nelle prossime ore.

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