Politica

"Ecco la verità su monnezza e flop trasporti"

di Gian Marco Chiocci Il re dei rifiuti Cerroni: "Un anno fa avevo detto che finiva così" LEGGI ANCHE di Gian Marco Chiocci Broggi: "La verità su Atac"

Non fatemi parlare, su via, siate buoni, meglio che non parlo di rifiuti a Roma che è un casino, l’avete visto no?». Insistiamo un po' e alla fine si convince Manlio Cerroni, l'ormai ex Re della monnezza romana, defenestrato da un’inchiesta della procura di Roma e poi da un colpo di mano dell'amministrazione Marino che l’ha estromesso dalla gestione del ciclo dei rifiuti. Nessuno meglio di lui può farci capire lo stato dell’arte di una città così sporca, ma così sporca, da conquistare la prima pagina del New York Times (che sul suo sito ha addirittura invitato i turisti americani a postare le foto del degrado Capitale).   Allora Cerroni. Ci può spiegare come si è arrivati alle cartoline di Roma con sacchi di rifiuti squarciati sotto i monumenti, le periferie gonfie di spazzatura maleodorante, pattume ovunque tranne che nei cassonetti? «Allora. Non so da quanto tempo, parecchi mesi di sicuro, che scrivo al sindaco avvertendolo che Roma rischia di diventare una discarica a cielo aperto. Non ci voleva molto a capire che sarebbe finita così. Gliel'ho spiegato in tutte le salse. Una gestione del genere era destino che creasse il caos».   Riscontri a questo suo grido d’allarme? «Lasciamo perdere. Proprio perché amo questa mia/nostra città, mi sono dichiarato disponibile a mettere in campo le nostre capacità e la nostra esperienza per aiutare i romani e la città di Roma. Vederla ridotta così fa stare male tutti. Ma ora che ci penso non sono pochi mesi, sarà un anno e più che ho denunciato la situazione e a Marino gli ho mandato una documentazione anche le fotografica».   E cosa le ha risposto? «Nulla. Nessuna risposta».   Senta Cerroni. Se ne sono accorti anche Oltreoceano dello schifo di Roma. Ma se prima davano la colpa a lei e alla sua discarica Malagrotta, oggi che lei non c'è più, la colpa di chi diavolo è? C'è un responsabile? «Nessuno mi ha mai dato la colpa perché con me le cose funzionavano. Questi non sanno che la città era pulita proprio perché c'era la discarica di Malagrotta: gli autisti del Comune pur avendo poche macchine, lavoravano senza sosta, con efficienza. Con un mezzo facevano 3 viaggi e risolvevano il problema, adesso invece caricano la monnezza e poi non sanno più dove portarla. Ma ancora non l'avete capito? Come devo dirvelo? Nella Capitale d'Italia manca la discarica di servizio».   Non essendoci la scaricano tutta fuori Roma. «Certo. La portano agli impianti ma non sanno neanche loro che cosa ci devono fare con quei rifiuto. È tutto incasinato. Mi perdoni l'espressione: tu magni, tu cachi e non sai dove portare il tutto. Non c'è più il cesso, non c'è l'impianto dove collocare la monnezza».   I privati come Acea che dovrebbe subentrare ad Ama sono una soluzione secondo lei? «Ma per carità! Non ha visto cosa ha detto Acea? Che è disposta a collaborare per la mondezza, e cioè tu mi porti il rifiuto come materia prima, mi porti il carbone e io faccio faccio l'energia, mi porti il gas e faccio la luce.Loro non fanno niente: raccolta e trasporto non è materia che gli interessa. E ai romani il problema resta».   Che consiglio vuoi dare a Marino per ripulire la città dopo che anche il "New York Times" ha messo in prima pagina il problema rifiuti a Roma «Consiglio? È sempre quello: di affidarsi agli esperti, a chi la mondezza la conosce e può organizzare un piano per uscirne fuori. Io sono pronto, ma non mi ascoltano. Bisogna fare una discarica di servizio altrimenti… altrimenti... non mi faccia dire di più, arrivederci».

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