Un sindaco indagato per aver ordinato di riallacciare le utenze a degli stabili comunali occupati. Siamo soltanto all’apertura di un fascicolo, ma già solo questo fatto rappresenta un momento storico nella battaglia alle occupazioni abusive. Succede a Bologna, dove la posizione del primo cittadino Virginio Merola è finita all’attenzione dei magistrati della Procura emiliana. Merola, infatti, avrebbe rimesso in condizione gli occupanti di due stabili, quelli di via De Maria e di via Fioravanti, di usufruire gratuitamente di acqua, luce e gas. Peccato che quella che fino a poco tempo fa era una prassi, specialmente fra gli amministratori di sinistra, oggi contravvenga all’articolo 5 del Piano Casa che porta il nome dell’ex ministro Maurizio Lupi: «Chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge». E pazienza se nell’ordinanza di Meroli c’era scritto di «riallacciare l’acqua dove attualmente vivono persone disabili, anziani e famiglie con minori e neonati per la tutela della loro igiene e per la sanità pubblico»: ora il sindaco di Bologna, se le indagini andranno avanti, dovrà rispondere di abuso d’ufficio. ]Ovviamente la sinistra bolognese è in subbuglio e chiede all’attuale ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio, di intervenire sull’articolo 5. Una norma che lo scorso anno fu fortemente osteggiata da tutti i movimenti per il diritto alla casa, con alcune giornate di contestazione violenta a Roma. E proprio nella Capitale il precedente di queste indagini potrebbe portare la Procura di Roma ad aprire decine di posizione come queste. A Roma, infatti, il problema è anno e per lungo tempo i rappresentanti delle associazioni legati al business delle occupazioni sono stati integrati ai partiti di governo, ricoprendo in alcuni casi incarichi di rilievo. L’attuale amministrazione comunale, guidata da Ignazio Marino, ha iniziato un faticoso percorso di sgombero delle realtà abusive. «In questi due anni – fanno sapere dall’assessorato capitolino al Patrimonio – siamo riusciti quasi a dimezzare le occupazioni abusive, scardinandone di storiche». L’esempio più lampante è quello del Teatro Valle, occupato nel 2011 da un gruppo di attivisti di sinistra, sostenuti da alcuni artisti, che fino al 2014 hanno realizzato spettacoli abusivi utilizzando acqua, luce e gas a spese del Comune. Nella visione non legalitaria delle associazioni, le utenze sono un diritto degli occupanti, come d’altronde il diritto a invadere abusivamente un edificio pubblico. Così, se qualcuno stacca quei servizi, loro si arrabbiano. E non poco. Proprio ieri, sempre a Roma, l’Acea ha staccato acqua e luce allo spazio Jolly di via del Gazometro, di proprietà della Regione Lazio, area adibita a centro anziani. ìIl sopruso coordinato tra Acea e Carabinieri – hanno commentato i militanti - è in continuità con l’idea di una città malata e legalitaria che se la prende con i più deboli e favorisce i grandi interessi di privati».
Acqua e luce agli abusivi D’ora in poi sarà reato
Il sindaco di Bologna (indagato) e i riflessi su Roma
