Politica

Bindi: "Per Roma una legge speciale"

"Città va messa sotto tutela, governo trovi la via" È nel Pd è rissa sulla relazione dell’Antimafia LEGGI ANCHE La vocazione di Rosy per l'anti-renzismo

«Il governo trovi una terza via tra il commissariamento e lasciare tutto come sta, tra scioglimento e non: potrebbe essere un tutoraggio dello Stato, un’assistenza. Serve una fase di accompagnamento temporaneo per il ripristino dell'amministrazione e della legalità che non privi il comune di una guida politica, ma la rafforzi». Concisa e con le idee chiare, ha ripiegato sulla «soluzione sfumata», smarcandosi da casi come quello del comune di Reggio Calabria (sciolto per mafia). La Bindi, alla fine, ha riferito a Palazzo San Macuto su Mafia Capitale. Non aprendo alcun dibattito che preoccupava non poco, come promesso, derubricando i maldipancia tutti interni al Pd, con il capogruppo del partito in Commissione Franco Mirabelli, in pole, che le aveva consigliato di astenersi, e gli scontri nel corso di un ufficio di presidenza durato oltre due ore. Limitandosi a relazionare su aspetti politici, tecnici e legislativi del «caso Roma», senza scendere nei dettagli delle centinaia di pagine scritte dal prefetto Gabrielli. Ma come nella querelle in tema «impresentabili» che ha appassionato la stampa, è comunque andata dritta come un treno sulle «comunicazioni», pur lanciando una soluzione «altra», ma con l’obiettivo puntuale di fare chiarezza. «L’alternativa tra scioglimento e non è inappagante per i cittadini», ha tenuto a precisare, ribadendo «quella di Roma è una situazione senza dubbio gravissima, che ha rivelato come un comune grande come quello romano si è mostrato fragile e indifeso nei confronti di una piccola mafia (rispetto ad altre parti), ma comunque profonda nel territorio. Un sodalizio criminale recente ha potuto occupare rilevanti spazi politici e amministrativi condizionando la vita su entrambi i fronti». Ha parlato senza mezzi termini di comportamenti amministrativi «opachi» Bindi, insistendo sull’«oggettiva straordinarietà della situazione» che richiama la necessità di «rimedi straordinari», elencando le differenza tra casi di piccoli comuni con amministratori indagati o condannati per mafia e grandi città con amministrazioni più variegate e situazioni, per ovvie ragioni, più complicate. Mettendo subito dopo a fuoco l’ipotesi di adozione da parte del governo «di un decreto legge che, traendo spunto dal caso romano, introduca oltre che misure post scioglimento anche misure ad hoc per affrontare le difficoltà di comuni molto grandi che non siano da sciogliere o infiltrati solo in parte, adeguando la normativa attuale al nuovo fenomeno». Insomma, nessuna legge speciale per Roma con lo scopo (scongiurato dai dem) di fare piazza pulita dell’Urbe collusa. «Lei non può mettere la museruola alla Commissione», l’ha attaccata, al termine, il grillino Mario Giarrusso: aveva chiesto di intervenire ma, dopo le comunicazioni, la seduta non ha previsto repliche e si è aggiornata. «Sentiremo il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, appena sarà disponibile», ha risposto la presidente Antimafia. Duri anche gli altri membri pentastellati: «Relazione unilaterale. Si auspica una legge diversa per sciogliere i comuni grandi quanto Roma, quindi implicitamente il comune di Roma va sciolto».

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