Politica

Maroni messo nei guai dalle collaboratrici

Chiesto il rinvio a giudizio per il governatore della Lombardia Roberto Maroni. A carico dell’ex segretario della Lega il pm di Milano Eugenio Fusco ha ipotizzato i reati di «turbata libertà nel...

Chiesto il rinvio a giudizio per il governatore della Lombardia Roberto Maroni. A carico dell’ex segretario della Lega il pm di Milano Eugenio Fusco ha ipotizzato i reati di «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente« e «induzione indebita». Nel mirino le presunte pressioni da parte di Maroni per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo a due sue ex collaboratrici. «Me l’aspettavo e sono tranquillissimo - ha commentato il governatore - si tratta di accuse ridicole (la promessa di un viaggio mai fatto, costo per la Regione: zero euro), destituite di ogni fondamento o rilevanza, formulate da un magistrato mosso da un pregiudizio politico e incattivito dal clamoroso flop delle sue precedenti inchieste su Lega e Finmeccanica». «Sono certo che un giudice terzo e indipendente non potrà che archiviare questa inchiesta per quello che è: una buffonata» ha concluso Maroni. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda oltre a Maroni altri 5 indagati, tra persone fisiche e giuridiche: il dg di Expo2015 Christian Malangone, Andrea Gibelli, segretario generale della Regione e presidente di Ferrovie Nord Milano, Mara Carluccio, ex collaboratrice al Viminale del Ministro, Giacomo Ciriello, il capo della segretaria del Governatore e la società Expo spa per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa per i reati commessi dai dipendenti. L’udienza preliminare sarà celebrata davanti al gup Chiara Valori. Maroni rischia di essere processato e, in caso di condanna, di essere sospeso in base alla legge Severino. Le indagini riguardano due episodi. Il primo, quello che vede coinvolta la società Expo, è relativo a un viaggio a Tokyo previsto per il 2 giugno 2014, organizzato per promuovere l’esposizione universale. Maroni, secondo il pm, avrebbe voluto che la società pagasse il viaggio alla sua ex collaboratrice Maria Grazia Paturzo (nel frattempo diventata collaboratrice di Expo 2015 con un contratto di due anni) ma la richiesta fu negata in quanto la donna non avrebbe avuto i titoli per prendervi parte. Il secondo episodio riguarda presunte irregolarità nella gara per far ottenere a Mara Carluccio, altra ex collaboratrice di Maroni quando era ministro dell’Interno, un contratto con la società Eupolis.

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