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Casa come bancomat. Dal 2011 tasse triplicate

Dall’Ici di Amato alla Tasi, gli immobili sono stati spremuti per le emergenze di bilancio

Casa come bancomat. Dal 2011 tasse triplicate

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Da circa vent’anni, cioè da quando il risanamento dei conti pubblici è diventato un obiettivo inderogabile, la casa si è trasformata in un bancomat. Far cassa con gli immobili è un gioco da ragazzi dal momento che l’80 per cento degli italiani è proprietario di un immobile e la casa è l’investimento primario delle famiglie. Così quando nel 1992 l’allora premier Giuliano Amato si trovò ad affrontare una situazione di emergenza, ecco che tirò fuori dal cilindro l’Ici. Avrebbe dovuto essere un’imposta straordinaria ma è rimasta in vigore fino al 2011. Difficile infatti rinunciare a quelle entrate sicure.

Nel 2006 ci ha provato Berlusconi, con l’ormai famoso annuncio in campagna elettorale ma non riesce ad arrivare a Palazzo Chigi. Solo nel 2008 quando torna al governo cancella l’odiata tassa. Si arriva poi al 2011, anno nero della crisi.

Lo spread supera quota 500, il governo Monti sotto la pressione di Bruxelles, fa ingoiare un piano anticrisi doloroso. Nella cura sono colpiti i due temi sensibili per gli italiani: pensioni e casa.

Prima del «Salva-Italia» di Monti la pressione fiscale sugli immobili era pari allo 0,6% del pil. Con il Prof all’improvviso balza all’1,4% per effetto della moltiplicazione delle rendite catastali. Monti anticipa al 2012 la nascita della famigerata Imu da applicare su prime e seconde case e riesce a portare in cassa 24 miliardi, oltre il doppio del gettito dell’Ici nel 2010 (9,2 miliardi).

Da quel momento le imposte sugli immobili cominciano a correre. Dal 2011 al 2014 sono triplicate. Ma non c’è solo la stangata. La fretta di spremere il mattone porta a una giungla di aliquote. Nel 2014 debutta la Tasi che, insieme alla onnipresente Imu, ha creato un labirinto di aliquote e combinazioni che ha mandato in tilt anche i commercialisti più ferrati.

Il gettito di Imu e Tasi, ha raggiunto nel 2014 i 25 miliardi di euro.

La Confedilizia ha calcolato che dal 2012, i proprietari versano ai Comuni 15-16 miliardi di euro in più ogni anno, con un carico di imposte patrimoniali (Imu e Tasi) che, nel quadriennio 2012-2015, può stimarsi in 94 miliardi di euro. Oltre alle imposte di natura patrimoniale, la proprietà immobiliare paga ogni anno altri 20 miliardi circa di tributi di tipo reddituale (Irpef, Ires, Irap), sui trasferimenti (imposta di registro, Iva, imposte ipotecarie e catastali, ecc.), e legati ai servizi (tassa sui rifiuti, tributo provinciale per l'ambiente, tassa occupazione spazi pubblici ecc.).

«Questi dati dimostrano come l'imposizione tributaria sugli immobili necessiti di un intervento di riduzione a tutto tondo», afferma il Presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. «Il numero di compravendite è crollato proprio a partire dal 2012, anno di introduzione dell'Imu, e il mercato non accenna a riprendersi. In fortissima crisi, sempre per l'eccesso di tassazione, anche l'affitto, abitativo e non abitativo, con tutte le conseguenze di ordine sociale ed economico che possono immaginarsi. Inoltre il valore degli immobili è crollato di circa 2.000 miliardi.

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