Politica

Solo in 300 con le Agende Rosse

Alla commemorazione per via D'Amelio cittadini di Palermo assenti

Forse il gran caldo ma più probabilmente la stanchezza verso certe manifestazioni di commemorazione, verso una certa Antimafia di parole che ha stancato tutti. Fatto sta che Palermo diserta la cerimonia a via D’Amelio nell’anniversario della strage, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta. Solo trecento persone davanti al palco allestito dalle Agende Rosse. Sono presenti tutti gli aderenti al movimento animato dal fratello del giudice ammazzato ma la città è assente. A rendere omaggio al magistrato ucciso ci sono i sindaci di Palermo Leoluca Orlando e di Messina Renato Accorinti. C'è Francesco Giambrone, il sovrintendente del Teatro Massimo. Arrivano i pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia e il questore Guido Longo, che quel pomeriggio del 19 luglio 1992 fu uno dei primi ad accorrere sul luogo della strage: «Abitavo in zona, sentì un botto enorme e scesi in pantaloncini e maglietta - racconta - Nessuno sapeva cosa fosse accaduto. Ho ancora negli occhi l'immagine dei corpi dilaniati e dei palazzi sventrati». Resta defilato in fondo a via d'Amelio il giudice Leonardo Guarnotta, grande amico di Falcone e Borsellino. Il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, si trattiene solo pochi minuti, giusto il tempo per stare in raccoglimento davanti all'albero di ulivo che ricorda i martiri di via d'Amelio. Prima del silenzio sono stati scanditi i nomi dei cinque agenti Emanuela Loi, Claudio Traina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Walter Cosina, ognuno seguito da un applauso della folla. Poi il minuto di silenzio con le agende rosse alzate, simbolo di quell'agenda scomparsa il pomeriggio del 19 luglio 1992. L'agenda in cui Paolo Borsellino segnava tutte le sue indagini dopo la morte dell'amico Giovanni Falcone. Sul palco scorrono i ricordi di amici e colleghi. «Veniamo in via D'Amelio perché quell'esplosione non ha sbarrato le porte alla vita - dice Luigi Lombardo, segretario provinciale del sindacato di polizia Siap - ma ha sbarrato le porte alla mafia. Siamo qui perché il sangue innocente ha reso prezioso il sangue di tutti». Arriva anche il ricordo di Luciano Traina, il fratello di Claudio. Poi quello di Brizio Montinaro, il fratello di Antonio Montinaro, il capo scorta di Giovanni Falcone. In serata, con in testa lo striscione «Spazziamo via la mafia dall'antimafia» è partita da piazza Vittorio Veneto la tradizionale fiaccolata. Vi hanno partecipato il presidente della Commissione regionale antimafia Nello Musumeci e il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. «Dopo i fatti di cronaca , dai casi Montante, alla torbida vicenda di Tutino e Crocetta, la cosiddetta antimafia ha mostrato il volto peggiore» dicono gli organizzatori.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.