Politica

"Piatti e bicchieri per tre milioni" Inglesi furiosi con Lady Mogherini

Nel mirino le spese per gli uffici diplomatici

E adesso andatelo a spiegare ai greci. Andate a raccontare a chi da settimane fa le file ai bancomat per ritirare 60 euro al giorno (pardon, 50: le banconote da 10 e da 20 sono terminate da un pezzo) che a Bruxelles, solo per sedersi a tavola, sono pronti a stanziare tre milioni di euro. Perché mangiare bene è importante, ma lo è ancor di più quando le prelibate pietanze preparate per i diplomatici sono servite in pregiati piatti di porcellana e i migliori vini versati in bicchieri di cristallo con ricamata in oro la bandiera dell’Unione. I fatti: Matthew Holehouse, inviato a Bruxelles del quotidiano inglese The Telegraph , ha fatto i conti in tasca al servizio diplomatico dell’Unione Europea e ha scoperto che dagli uffici dell’italiana Federica Mogherini, nelle ultime settimane, sarebbe partito un ordine di ben 2 milioni di sterline (circa 3 milioni di euro, appunto) per tutto ciò che occorre per organizzare un banchetto di lusso: servizi di piatti in stile imperiale, bicchieri in cristallo, porcellane e interi servizi di posate in argento. Circa dieci volte in più di quanto speso recentemente per un analogo ordine dalla Casa Bianca. Si va poi nel dettaglio dell’ordinazione: piatti in pregiatissima ceramica cinese col bordo dorato e abbelliti con un’incisione della bandiera europea, bicchieri da whisky, brandy e champagne, vassoi, candelabri e tanto altro ancora. Uno spreco difficilmente giustificabile in tempi in cui la parola d’ordine, dalle parti dell’Unione, è come al solito quella dell’austerity. Nel mirino del quotidiano inglese, lo si capisce dal modo in cui la notizia è impaginata, c’è proprio l’italiana Federica Mogherini, la cui foto campeggia in cima all’articolo e che, in un capoverso successivo, viene definita «un’ex giovane comunista diventata poi ministro degli esteri italiano». Ed è proprio la Mogherini che, sentendosi chiamata in causa, nelle ore successive è intervenuta per smentire parzialmente la notizia: lo stanziamento c’è stato, ma non riguarda l’acquisto di un solo servizio di vettovaglie. I tre milioni di euro sono in realtà «il tetto massimo di spesa per 4 anni per 140 delegazioni. Un risparmio rispetto al passato». In pratica, ogni qualvolta un piatto o un bicchiere si romperanno, le 140 delegazioni del «ministero degli Esteri» europeo potranno attingere a questo fondo piuttosto che chiedere di volta in volta i soldi. Tre milioni di euro sono tanti o troppi? Difficile dirlo. Fatto sta che, continuando a leggere l’articolo del Telegraph , si scopre quale sia il vero pericolo denunciato dal quotidiano inglese. E cioè che questa mania di gigantismo delle istituzioni europee possa in qualche modo ridimensionare l’importanza delle strutture diplomatiche dei singoli Stati. I dati portati da Holehouse a sostegno di questa tesi, peraltro, sono elequenti. Il servizio Esteri della Ue ha uno staff di 3.400 persone, dispone di un budget di quasi ottocento milioni di euro con sedi persino alle Seychelles, in Australia, Canada e Kazakhstan. Per farla breve, gli autarchici inglesi - che sono già restati fuori dalla moneta unica, hanno annunciato un prossimo referendum per abbandonare l’Unione e hanno già dichiarato che per (ri)salvare la Grecia non stanzieranno una sterlina - mal sopportano che il loro «Foreign and Commonwealth Office» possa passare in secondo piano. Anche perché, cita sempre il Telegraph , il Servizio Ue sarebbe «sempre più apprezzato dagli Stati Uniti». In realtà, stando a quanto accaduto negli ultimi mesi, di tutto si può accusare Federica Mogherini tranne che di essere troppo «interventista». Lasciata fuori dai tavoli sulla crisi Ucraina, anche i suoi appelli alla responsabilità di tutti gli Stati Ue nell’emergenza immigrazione sono sostanzialmente rimasti inascoltati. Così la Lady Pesc nostrana si è parzialmente riscattata solo recitando un ruolo nell’accordo tra Usa e Iran sul nucleare. Per completezza, va detto che Federica Mogherini non è certo il primo Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Europa a contare poco nella diplomazia mondiale. «Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?» si lamentava in passato Henry Kissinger. Difficile credere che gli Stati Uniti possano aver cambiato idea negli ultimi anni. A meno che un ruolo decisivo non lo abbia giocato proprio il «catering». Come dire: «Nella Ue si deciderà poco, ma ci si mangia da Dio...».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.