Il tema della riduzione delle tasse funziona sempre, Berlusconi docet. Così Renzi a corto di popolarità, con i sondaggi che lo danno in caduta libera, sale sul cavallo fiscale e ripropone il solito mantra: giù le tasse. Bisognerà vedere se riuscirà a trasformare lo slogan elettorale per le amministrative del 2016 in misure concrete. Ovvero se togliendo peso fiscale da una parte poi sarà costretto ad aumentare le imposte su altre voci. Al momento mentre il premier promette, le imposte continuano a salire. La Confesercenti dice che la Tari, l’imposta sui rifiuti, quest’anno salirà del 20% rispetto al 2014. Il problema di ridurre le tasse è sempre quello delle coperture a fronte di un’economia che ancora stenta (Bankitalia stima per quest’anno una crescita del pil dello 0,7% e per il prossimo dell’1,4%) e di una situazione internazionale di grande incertezza (il caso Grecia e la bolla cinese). Gran parte del «tesoretto» accumulato con il risparmio dalla spesa per interessi grazie al calo dello spread, se n’è andato per pagare la rivalutazione delle pensioni dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Renzi ha indicato le tappe del tagli delle imposte: nel 2016 via la tassa sulla prima casa, l’Imu agricola e la tassa sugli imbullonati (macchinari fissi); nel 2017 un intervento su Ires e Irap e nel 2018 interventi sugli scaglioni Irpef e sulle pensioni. Si tratta di tagli alle tasse per 5 miliardi nel 2016, 20 miliardi nel 2017, altri 20 nel 2018. In tutto 45 miliardi da trovare per tre anni. Come? Renzi parla genericamente di riforme. La prossima legge di Stabilità si avvia verso i 24 miliardi. L’abolizione della tassa sulla prima casa dovrebbe arrivare con l’introduzione della local tax che riunirà le tasse sugli immobili. Ma già circola la voce di un contestuale aumento dell’Imu sulle seconde case che assicura un gettito pari a circa 19,3 miliardi. Il costo di Imu e Tasi è di 24 miliardi. Il gettito fiscale che viene dagli immobili diversi dalla prima abitazione (seconde case, uffici, negozi, capannoni) ammonta a 21 miliardi. L’imposta sulla prima casa vale 3,5 miliardi pari a 204 euro a proprietario. Per far cassa il governo ha allo studio anche lo sfoltimento delle detrazioni che sono una forma mascherata di aumento delle tasse. Il che significa circa 1,5 miliardi di risparmi che arriveranno dalla riduzione di 720 tra sconti e agevolazioni di varia natura. Ma a complicare le promesse di Renzi c’è l’impegno a disinnescare le clausole di salvaguardia, per evitare l’aumento dell’Iva e dell’accise sulla benzina che vale 12,8 miliardi nel 2016, 19,2 nel 2017 e 22 nel 2018.
Per pagare lo spot colpirà seconde case e uffici
Caccia alle coperture. Il conto 2016 lievita a 24 miliardi. Intanto il costo della Tari sale del 20%
