Politica

Un accordo democratico per il Paese

di Giuseppe Di Taranto, Docente di Storia della finanza e dei sistemi finanziari Luiss Guido Carli

Questo accordo è comunque migliore di un non accordo, che avrebbe portato la Grecia fuori dall'euro e la stessa Unione monetaria su sentieri a tutt'oggi sconosciuti. Dell'intera vicenda si possono trarre due lezioni positive per l'Europa. Una di democrazia, perché per la prima volta in Grecia, e non soltanto, è stato indetto un referendum popolare per scegliere se accettare o meno una politica del rigore. Politica che avvantaggia soprattutto la Germania per l'adozione della parità con l'euro, che oggi risulta svalutato di circa il 40% rispetto al vecchio marco. Per un attivo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, che supera il limite del 6% previsto dalle regole europee, per lucrare costantemente sullo spread rispetto ai Paesi in crisi: 40 miliardi solo tra il 2010 e il 2013. Non si dimentichi che già nel 2012 Papandreou tentò di indire un referendum per accettare o meno una manovra imposta dalla Troika per 28 miliardi di euro, col risultato che il suo governo fu sostituito da un governo tecnico non eletto e guidato da un ex vice presidente della Bce. L'altra lezione che scaturisce dall'accordo è che dei circa 80 miliari che dovrà ricevere la Grecia, come terzo piano di salvataggio, 35 saranno investiti per la crescita economica del Paese. Questo è un segnale importante, perché è un tentativo di coniugare austerità e sviluppo, essendo ormai accertato, e dimostrato anche da non pochi studi dello stesso Fondo monetario internazionale, che consolidamenti fiscali eccessivi comportano moltiplicatori di gran lunga minori alle aspettative e che 100 euro in più di fiscalità riducono la spesa delle famiglie di cica 50 euro. Pur se il vero problema resta il taglio del debito pubblico ellenico, e non soltanto l'allungamento delle sue scadenze e la riduzione dei tassi d'interesse, la Grecia è ancora nell'euro e l'Unione monetaria europea potrà riflettere, ma presto, se le sue esaltanti premesse non si stiano trasformando in false promesse.

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