commissione antimafia

“Scarpinato non può continuare a tacere”

Il gip Santi Bologna afferma che il “grillino” ebbe un apporto nella scellerata gestione di Mafia-appalti

Abbiamo fatto molte domande al senatore Scarpinato da queste colonne, gli abbiamo domandato della vendita fuori mercato di un suo immobile al mafioso Fauci, gli abbiamo chiesto dei suoi rapporti con Montante, per anni deus ex machina di una rete di corruttela siciliana, gli abbiamo chiesto perché nel 1992 firmò la frettolosa archiviazione del fascicolo mafia appalti solo pochi giorni prima della morte di Paolo Borsellino.

Ma a tutte queste domande non abbiamo avuto risposta. Soprattutto non ne abbiamo avute nella sede competente, la commissione antimafia, dove incredibilmente il senatore resta seduto, imbullonato alla sedia, nonostante versi in un macroscopico conflitto di interesse, considerato che è stato parte attiva e testimone diretto di quei cinquantasette giorni che separaBene, oggi, all’alba del decreto di archiviazione adottato dalla procura di Caltanissetta sull’indagine in corso, abbiamo da ribadire con fermezza queste domande, perché in quel decreto ci sono delle affermazioni che vanno esattamente nella direzione che stavamo tracciando. Il GIP Santi Bologna afferma senza mezzi termini che non solo mafia e appalti fu una delle concause nato aveva rappresentato come i comportamenti e le scelte del procuratore Pietro Giammanco avessero prodotto l’effetto di isolare profondamente prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino.

Questo quadro, dunque, gli era ben chiaro sin da allora e dunque perché ha sempre taciuto alla procura di Caltanissetta ciò che Paolo Borsellino gli aveva riferito, ossia il fatto che stava conducendo indagini delicatissime di nascosto e all’insaputa dello stesso Giammanco? Perché non ha rimesso agli uffici competenti questa informazione che, fuor di dubbio, avrebbe potuto indicare una pista per comprendere il movente e dunque i mandanti della sua uccisione?

Ebbene, sembra lunare, anche alla luce del fatto che la procura di Caltanissetta oggi ne mette nero su bianco l’attività depistante, che non solo Scarpinato continui a tacere, ma anche che Conte e tutta la sinistra italiana non chiedano conto di tutto questo, in buona compagnia della stampa compiacente che nella migliore delle ipotesi non ha dedicato un solo rigo a quanto accaduto ieri.

E queste sono solo alcune delle domande che pretendono risposta, e se Scarpinato non si dimetterà dalla commissione e non verrà finalmente a riferire, al posto di seppellire la presidente Colosimo come diceva di voler fare, avrà per sempre sepppellito la sua dignità sotto la coltre soffocante dell’omertà. Sappia tuttavia che non sarà riuscito nell’intento di seppellire la verità su quegli anni, perché la commissione antimafia sta lavorando per restituirla all’Italia.

*Componente della commissione parlamentare Antimafia.

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