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Province abolite e più tasse dal cilindro di Renzi

Massimiliano Lenzi Le province sono abolite ma le tasse provinciali aumentano. Sì, avete letto bene: Matteo Renzi ha compiuto il miracolo delle province ed è passato da rottamatore a vero e proprio...

Le province sono abolite ma le tasse provinciali aumentano. Sì, avete letto bene: Matteo Renzi ha compiuto il miracolo delle province ed è passato da rottamatore a vero e proprio mago. Il fatto è questo: il premier ed il suo governo han più volte rivendicato di aver abolito le province ma, e qui sta la magia, com’è che le tasse provinciali esistono ancora ed anzi, vedi il caso di Firenze (città non sospetta di antirenzismo), aumentano sino al massimo consentito? L’arcano lo spiega Dario Nardella, sindaco di Firenze, renziano: «Se fosse dipeso da noi non avremmo aumentato le tasse su Rc Auto e addizionale rifiuti - ha detto nei giorni scorsi - ma il meccanismo previsto dal Ministero dell’Economia e Finanze aumenta i tagli dei trasferimenti agli enti locali che hanno le tasse più basse, e di fatto ci impone di usare tutta la capacità fiscale, dunque di aumentare tutte le leve fiscali». In percentuale a Firenze e nell’area città metropolitana l’imposta sulla Rc Auto (tributo provinciale) passerà dal 10,5% al 16% mentre l’addizionale sui rifiuti dal 3% al 5% e i fiorentini sono parecchio imbufaliti. Anche perché, per i contribuenti italiani, a guardare il peso delle tasse provinciali c’è poco da stare allegri. Il calcolo l’ha fatto, poco tempo fa "Il Sole 24 ore", spiegando che quest’anno gli italiani pagheranno 3,7 miliardi alle province ed alle città metropolitane. Di questi, 3,4 arriveranno dagli automobilisti, tra imposta su Rc Auto e imposta di trascrizione al Pra. La metà di questi soldi, badate bene, andrà però nelle tasche dello Stato centrale. Prendiamo il Lazio. Secondo i calcoli del quotidiano di Confindustria la provincia che dovrà girare la quota più alta delle proprie tasse allo Stato è Latina, con il 60,1%, seguita da Viterbo con il 42%, Frosinone con il 31,1% e Rieti con il 14,5%. Roma, come città metropolitana, dovrà invece girare il 51,9% allo Stato centrale, per un importo superiore ai 191 milioni di euro. Nella prossima riunione con i parlamentari del Pd, per spiegargli come si deve comunicare lo storytelling nei talk show Matteo Renzi dovrebbe trovare un modo, semplice, per descrivere il suo miracolo "provinciale". Lui, che nell’aprile dello scorso anno aveva cinguettato su Twitter «abbiamo eliminato i politici dalle province» dovrebbe aggiungere la seconda parte, ma le tasse no, quelle non le abbiamo eliminate. Anche perché, volendo parlare di narrazione, sarebbe difficile per lui dare la colpa dell’aumento delle tasse provinciali alle province (che non ci sono più e mandano parte dei tributi allo Stato) o ai politici provinciali che lui stesso ha scritto di aver «eliminato». Senza considerare poi, un altro dettaglio, oltre quello fiscale e non da poco: prima per i rappresentanti delle province, consiglieri eccetera, i cittadini votavano in elezioni. Adesso pagano solo le tasse. Un miracolo renziano che non piacerebbe agli americani, loro che han costruito la democrazia più invidiata del mondo su un principio semplicissimo: «No taxation without representation». Niente tasse senza voto democratico.

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