Politica

Nessuno si fida dei partiti Crolla il finanziamento

Dalla donazione del 2 per mille sono arrivati solo 325 mila euro

Dio batte Marx 1 a 0. Questo, infatti, si ricava dalle tabelle fornite dal Ministero dell’Economia sulle destinazioni dell’otto per mille e del due per mille. Così, 16 milioni di italiani hanno scelto di assegnare oltre un miliardo di euro dal loro imponibile (reddito 2011, ripartiti sul 2015) alle attività della Chiesa cattolica, in ossequio ad una ben consolidata contraddizione. Male, molto male invece per la donazione spontanea ai partiti, il famoso due per mille, il cui meccanismo era stato introdotto dal governo di Enrico Letta. L’allora premier fece dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il suo cavallo di battaglia, per fendere la giungla dell’antipolitica imperante in quel momento (era il 2013) dopo gli scandali delle regioni e le elezioni parlamentari che avevano visto ampio consenso dei grillini. «Occorre avviare percorsi che finalmente consegnino alla libera scelta dei cittadini, con opportuni interventi sul versante fiscale, la contribuzione all’attività politica dei partiti», disse Letta nell’intervento con cui chiese la fiducia alla Camera. Ecco, ieri, il Mef ha messo in colonna i risultati di quei «meccanismi». I dati riferibili alle dichiarazioni del 2014 sui redditi del 2013 forniscono uno spaccato asfittico. Su un totale di poco meno di 41 milioni di contribuenti, la miseria di 16.518 hanno deciso di donare l’obolo ai partiti. Scendendo nel dato monetario, appena 325.711 euro è il totale di quanto gli italiani donano alla politica, il prezzo di un appartamento. Andando poi nel dettaglio, la parte del leone (per quanto un po’ spelacchiato) la fa il Pd, che raccoglie 199.099 euro, donati da 10.157 contribuenti. Segue, seppur staccata di molto sia nel quantum che nei benefattori, la Lega Nord, con 28.140 euro elargiti da 1.839 contribuenti; terzo gradino del podio per Forza Italia (24.712 euro donati da 829 anime generose) che se la batte con Sel, beneficiata di 23.287 euro da 1592 persone. Evidentemente la base imponibile dei suoi benefattori è più bassa rispetto a quella degli azzurri. Dietro si piazza la Sudtiroler Volkspartei che totalizza 16.600 euro da 511 contribuenti. Sotto la soglia dei diecimila troviamo il Partito Socialista Italiano, con 9.686 donati da 591 persone. E poi ancora Fdi (9.326 da 510 sodali), Scelta Civica (7.102 euro provenienti da 156 appassionati). Poi l’Unione Valdotaine, che racimola 4.017 euro da 180 amici. Penultimo l’Udc, erede della gloriosa stagione democristiana con 3.084 euro da 114 contribuenti. Nella Prima Repubblica non ci avresti fatto neanche mezza Festa dell’Amicizia. Ultimo, invece, il Partito Autonomista Trentino Tirolese, 656 euro da 39 contribuenti. Nella lista della ripartizione mancano due formazioni. La prima è il M5S, che ha sempre osteggiato il meccanismo e non ha voluto parteciparvi. L’altro è Ncd, che a suo tempo, essendo appena nato, era alle prese con i primi step burocratico-organizzativi, perciò presentò in ritardo il modulo per accedere al beneficio. Andando a giocare sulle percentuali, si evince tutta la natura di un flop che contribuisce a marcare, sul fronte dei numeri, la distanza tra i cittadini e la politica. 16.518 contribuenti su circa 41 milioni sono appena lo 0,04%. Se, per assurdo, volessimo teorizzare che i donatori del due mille si fossero collocati soltanto tra i circa 140 mila uomini delle istituzioni (dai ministri ai consiglieri dei piccoli comuni, come calcolato dalla Uil nei suoi annuali rapporti sui costi della politica), anche lì avremmo appena l’11% del consenso. I partiti non si amano neanche da soli, quindi. Insomma, alla domanda «chi destina i propri soldi alla politica»? Rispondere «nessuno» non è poi tanto un’iperbole.

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