«Anche io spingevo un passeggino, proprio come la sfortunata mamma che ha perso il suo bambino caduto nell’intercapedine tra due ascensori alla fermata della metro. E anche io avrei potuto perdere mia figlia, se per un pelo non mi fossero passati davanti quei due turisti inglesi: lei morì, stritolata dal tapis roulant e il ferroviere che tentò di afferrarla per il giubbotto per non farla cadere rischiò l’amputazione delle gambe». Quasi 12 anni dopo, la tragedia alla stazione Tiburtina, il 28 ottobre 2003, che costò la vita all’antiquaria innamorata di Roma e fece due feriti, rivive nel ricordo di una protagonista, Savka Brkic, allora giovane serba madre di una bambina che all’epoca aveva appena un anno, oggi 56enne con un’attività di vendita in legnami. Impossibile per lei non tornare indietro nel tempo a quella mattina, anche se, in quel caso, teatro dell’incidente fu una scala mobile e non un ascensore in stazione. Signora Savka, cosa ha pensato appena ha saputo della notizia? «Povera famiglia! Ho avuto i sudori freddi anche se fa caldo, e mi sono passati davanti tutti i ricordi di quella terribile mattinata, in cui però ho potuto ringraziare Dio, perché la mia bambina che spingevo appunto sul passeggino, mentre stavo per salire sulla scala mobile, oggi è ancora davanti a me, un’adolescente in fiore. Invece potevo essere anche io al posto di quella povera donna che ha perso il figlio». Si ricorda cosa accadde? «Il 28 ottobre del 2003 era il giorno del mio 44esimo compleanno. Ero arrivata alla stazione Tiburtina con mia figlia più grande che aveva 15 anni e la piccolina di uno, che era nel passeggino. Dovevamo andare in Serbia ed eravamo dirette all’aeroporto di Fiumicino. Per un pelo non siamo state al posto di quella turista inglese che ha perso la vita». Perché lei si salvò? «Perché abbiamo perso tempo a fare i biglietti. E io ero anche un po’ arrabbiata, solo dopo ho realizzato che è stata la nostra salvezza». Quando ha capito di essere stata miracolata? «Quando ho visto passare sotto il mio naso un uomo in barella con gli occhi chiusi, era pallidissimo. Era il ferroviere che ha rischiato la vita per tentare di salvare la turista inglese, l’ha afferrata per il giubbetto ed è finito stritolato anche lui sotto il tapis roulant». Un gesto generoso e istintivo come quello dell’addetto che ieri è intervenuto in soccorso della madre e del bimbo rimasti chiusi in ascensore... «Sì, è proprio così». Ora però l’addetto come si sentirà? «Voleva solo fare del bene, ora sarà disperato come la madre del bambino, e forse anche di più».
«Quando rischiai di morire con mia figlia in passeggino»
"Anche io spingevo un passeggino, proprio come la sfortunata mamma che ha perso il suo bambino caduto nell’intercapedine tra due ascensori"