Il voto finale è atteso per oggi. Da settembre con quasi certezza la scuola cambierà connotati. Circa 107 mila assunzioni di precari che andranno ad occupare in parte posti comuni, in parte verranno assegnati al sostegno e altri al potenziamento dell'offerta formativa; premiati i prof considerati meritevoli, superpoteri ai presidi, school bonus e carta dello studente. Ieri alla Camera il voto sulla riforma per la «Buona scuola» targata Renzi. Un solo articolo blindatissimo per il terzo passaggio parlamentare del ddl tornato in seconda lettura a Montecitorio. Dal governo parere contrario a tutte le proposte di modifica del provvedimento (tacciato di incostituzionalità dai dissidenti) sotto gli occhi dei docenti seduti in tribuna, ma pronti a tornare in piazza per manifestare a gran voce il loro disappunto verso una riforma ritenuta «lesiva della scuola pubblica». In apertura di seduta, il vicepresidente di turno dell'assemblea Roberto Giachetti ha spiegato che la presidenza ha deciso di chiedere a ciascun gruppo di segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione. Rimostranze dai banchi dell'opposizione. «Mattarella non firmi», l’ultimo appello degli insegnanti diventato tormentone anche in rete. Una protesta ad oltranza che ha inondato la Capitale e che ricomincerà dopo l’estate. Dal blitz dei militanti di Gioventù Nazionale che hanno affisso necrologi simbolici davanti agli istituti scolastici di Roma «in ricordo della scuola pubblica» alla mobilitazione dei sindacati, che si sono dati appuntamento martedì in piazza Montecitorio al grido «Renzi stai sereno, noi non molleremo», forti dei numeri: 618mila persone che hanno scioperato, 10 milioni di post, mail e tweet. «Siamo pronti a bloccare la scuola a settembre», hanno urlato davanti al Parlamento. Fischietti, bandiere e trombette per dire il loro no «a una scuola che di buono ha solo un epiteto vuoto». E all’ennesima rivolta di associazioni e coordinamenti di prof hanno preso parte anche diversi parlamentari di Sel, Cinque Stelle e pure fuoriusciti piddini. Categorico il ministro dell’istruzione Giannini: «Non facciamo riforme per placare proteste, ma per dare un sistema educativo migliore al Paese». «Una cattiva riforma: clientelare, costosa, che non risolve niente» per il capogruppo dei FI alla Camera Renato Brunetta. «Contro siamo disposti al referendum», ha rincarato la presidente di FdI-An Giorgia Meloni.
"Buona scuola" al decollo tra insulti e proteste
Renzi sotto attacco: promesso un settembre di fuoco
