Politica

Ora anche l’Austria vuole il referendum

Raccolte 261 mila firme per chiedere al governo di uscire dalla Ue E l’Ungheria ha iniziato la costruzione del muro al confine con la Serbia

Ma, a prescindere da questo, ci sono alcuni elementi di cui tenere conto. Il primo è numerico: la soglia da superare per trasmettere la «Volksbegehren» al Parlamento, così come sancito dalla costituzione, era di 100 mila firme, ed è stato più che doppiata. Il secondo fattore è politico, considerando che l’iniziativa è stata assunta da un comitato completamente civico, Intiative Heimat und Umwelt, con componenti di tutte le estrazioni sociali (la portavoce è una pensionata). Il terzo aspetto, legato al secondo, è mediatico, inerente al fatto che la campagna è passata praticamente inosservata nei media tradizionali, e la Tv pubblica Orf vi ha dedicato un solo, brevissimo passaggio. Tutto, perciò, si è appoggiato sul tam tam del web, sul passaparola, sfruttando un sentimento diffuso che mai come ora ha «fatto opinione». Erano inequivocabili, le motivazioni per donare la propria firma, spiegate nel sito del comitato promotore: «Tornare a un’Austria libera e neutrale», perché «il ritiro dall’Unione Europea è giuridicamente e politicamente possibile». Il successo della petizione si colloca sulla scia di quello del Partito della Libertà, l’Fpo, prima formazione in cui militò Jorg Haider, fortemente critica verso l’Europa che alle ultime elezioni regionali un mese fa in Stiria e nel Burgenland ha fatto il pieno di consensi al grido di «più appartamenti meno moschee». Fpo non ha spinto in avanti la petizione, ma ne ha commentato positivamente l’esito, vedendo in esso il diffuso «desiderio di un cambiamento, di una rinegoziazione dei trattati dell’Ue e di partecipazione diretta della popolazione». Anche il Team Stronach, partito minore della galassia della destra austriaca, in un comunicato stampa ha salutato nelle 261mila firme il segnale di una paura sempre maggiore dei cittadini verso l’Ue. Non a caso, la vicenda del Volksbegehren è stata raccontata anche da un post del blog di Beppe Grillo. Proprio il leader del Movimento 5 Stelle, negli ultimi giorni ha rilanciato sull’esempio della Grecia l’ opportunità di promuovere in Italia un referendum per uscire all’Euro. Insomma, per i palazzi di Bruxelles anche da Vienna arriva un segnale non proprio positivo. A cui se ne è associato un altro, lunedì sera. Non di iniziativa popolare, ma comunque di grande portata politica. Il Parlamento ungherese ha approvato una legge che prevede una procedura accelerata per l’espulsione di immigrati dal Paese: in pratica, se i richiedenti asilo si assenteranno dalla loro residenza designata per più di quarantott’ore, verranno espulsi. Oltre a questo, si dà il via alla costruzione del muro di filo spinato al confine con la Serbia, che tanti strepiti aveva suscitato nelle scorse settimane. Dopo innumerevoli vertici europei sull’immigrazione conclusi nel nulla di fatto, uno Stato membro non si fida più e decide di fare da solo. Vi sembra poco?

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