«Il secondo – prosegue – ancora più affascinante e complesso, ma non più rinviabile è il cantiere dell'Europa. Da mesi stiamo insistendo per discutere non solo di austerity e bilanci, ma di crescita, infrastrutture, politiche comuni sulla migrazione, innovazione, ambiente. In una parola: politica, non solo parametri. Valori, non solo numeri. Se restiamo fermi, prigionieri di regolamenti e burocrazie, l'Europa è finita. Ricostruire una Europa diversa non sarà facile, dopo ciò che è avvenuto negli ultimi anni. Ma questo è il momento giusto per provare a farlo, tutti insieme. L'Italia farà la sua parte». Non ha risparmiato una frecciata a Renzi Massimo D’Alema, ospite ieri mattina di Skytg24: «Forse qualche tweet potevamo risparmiarcelo: non si è trattato di un derby tra euro e dracma ma di un referendum per cambiare la politica europea. Auspico comunque che l'Italia si adoperi per un accordo e non per una rottura». Messa da parte la Grecia nel pomeriggio Renzi ha incontrato in una riunione a palazzo Chigi i due capogruppo del Pd alla Camera e al Senato Ettore Rosato e Luigi Zanda insieme ai ministri Graziano Delrio e Maria Elena Boschi e al vice segretario Deborah Serracchiani. E nel corso dell'incontro si è discusso dello sblocco di opere infrastrutturali per circa 20 miliardi di euro. Ma il premier ha insistito molto anche sulla «buona» comunicazione che deve avere il partito Democratico. E su questo punto ha spronato i suoi, usando anche le famose slide. Basta stare in difensiva, è stato il suo messaggio, sulla comunicazione bisogna giocare di qualità, senza cadere nelle provocazioni e raccontando anche l'Italia che funziona. Nelle slide il premier avrebbe anche mostrato i risultati ottenuti dal Pd nelle Regioni, avrebbe ricordato il 40% dei voti ottenuti alle europee per dire che il partito Democratico è un partito in forma e che gli attacchi arrivano perché i Dem, che sono anche al governo, funzionano. Nei talk show, avrebbe ancora notato, si mostra un Paese che non funziona, ma noi come italiani abbiamo il compito di far vedere il Paese per quello che è, insistendo anche sul fatto che nelle trasmissioni la categoria dei tuttologi non ha senso e che ognuno deve parlare di quello che sa. Il premier avrebbe anche espresso la sua solidarietà al deputato Chaouki per l'attacco ricevuto recentemente in una trasmissione. Infine, dopo aver invitato a studiare come andare in televisione, ha annunciato un seminario su questo tema per la fine del mese di agosto. Altro tema affrontato è stato quello dell’inizio della discussione, oggi, nella commissione Affari costituzionali di palazzo Madama del ddl sulle riforme istituzionali. La questione che sarebbe emersa è quella del classico ingorgo di luglio. In ballo ci sono, per l'aula, decreti importanti da convertire definitivamente a pena di decadenza: enti territoriali, pensioni, terzo settore, con l'aggiunta dell'esame del bilancio interno del Senato. La valutazione, di fronte a una decina di giorni al massimo di effettivo lavoro d'aula prima della pausa, sarebbe stata quella di non mettere a rischio il via libera ai decreti, nel senso che quelli sono e vanno fatti, mentre in seconda commissione sono in dirittura d'arrivo, con possibilità di essere licenziati per l'aula, due disegni di legge fondamentali come le unioni civili e la riforma della prescrizione. E, ancora in attesa, c’è anche la riforma della Rai. A fronte di tutto ciò, visto l'andamento del «traffico» legislativo, si sarebbe considerata la possibilità di non considerare tassativi i termini inizialmente indicati per il via libera entro l'estate proprio al ddl riforme, offrendo così la possibilità di un confronto più disteso con le minoranze, quella interna compresa. Ma anche all'elasticità ci sarebbe un limite, nel senso che per il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, ferma restando l'indicazione a chiudere entro l'estate, lo slittamento di una settimana non sarebbe un problema. D'altronde, l'esigenza di non perdere il passo è legata anche all'orizzonte del referendum che il premier ha ribadito di voler fare nel giugno 2016, magari accorpandolo con le amministrative.
Matteo snobbato da Merkel si accontenta di Facebook
Mentre la cancelliera incontra Hollande lui si sfoga sui social: "Ricostruiamo l’Europa"
