Politica

Istigava alla jihad Preso alla torre di Pisa

Cercava di reclutare combattenti per l’Is Ecco le frasi deliranti del 25enne Jalal

Non frequentava le moschee perché gestite da musulmani che, a suo giudizio, non applicano i veri precetti dell’Islam. Anche le conversazioni telefoniche erano quasi inesistenti per paura di essere intercettato. Non lavorava, né studiava, ma aveva fatto qualche viaggio in Turchia. Stava chiuso in casa tutto il giorno e attraverso la Rete inneggiava alla jihad portata avanti dall’Isis. Il 9 giugno scorso aveva scritto su uno dei suoi profili Facebook la frase: «Ha successo chi muore martire. Chi cancella i peccati versando il sangue entrerà in un paradiso profumato». Blitz della Polizia di Stato ieri mattina a Ponsacco, un comune in provincia di Pisa, dove è stato arrestato un 25enne marocchino, in Italia dall’età di 17 anni, ritenuto responsabile di reati di propaganda e istigazione alla jihad. Jalal El Hanaoui (accanto nella foto grande) , titolare di permesso di soggiorno perché non ha mai ottenuto la cittadinanza italiana a causa di precedenti per reati legati allo spaccio di stupefacenti, era amministratore di più siti web e profili Facebook attraverso i quali svolgeva proselitismo per attività terroristiche con la pubblicazione di documenti, immagini e filmati che commentava incitando «all’odio verso tutti gli Stati e le società non islamiche - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - e inneggianti al compimento di atti di violenza e martitrio con finalità terroristiche poste in essere dai movimenti e gruppi che si ispirano all’integralismo religioso islamico, pubblicamente fa apologia ed istiga un numero indeterminato di persone alla commissione di più delitti (stragi, omicidi, attentati, danneggiamenti aggravati, etc)». Insomma, l’esempio perfetto di come funziona il reclutamento e l’indottrinamento in Rete che porta ogni giorno migliaia di giovani in contatto con la propaganda del Califfato. Tra le tanti immagini raccapriccianti che Jalal El Hanaoui ha pubblicato, quella in sequenza di un musulmano, prima prigioniero e poi convertito a tagliagole, con a corredo la frase che spiega come questo sia il modo per creare un terrorista e il commento: «Per alcuni sono assassini mentre per le mamme del Medio Oriente sono eroi». Il marocchino, che da piccolo secondo gli investigatori nel suo Paese avrebbe frequentato una moschea integralista, era da tempo sotto la lente d’ingrandimento degli uomini della Digos, che hanno potuto verificare l’esistenza di più profili Facebook gestiti dal 25enne attraverso i quali ha postato materiale e commenti da cui è emersa la sua posizione estremista, legata al fondamentalismo islamico. Tra le immagini postate, anche quella della Statua della libertà, e quella choc della Torre di Pisa. Ai siti web che gestiva risultavano iscritte oltre 5 mila persone. Un numero impressionante, che leggeva i messaggi deliranti come «Solo la legge di Dio deve essere seguita, mentre le leggi degli uomini devono essere distrutte». I post, le immagini, i video e i documenti pubblicati su Facebook, inoltre, venivano «ogni volta condivisi da numerosi utenti - scrive il gip - o comunque apprezzati dagli stessi tramite l’apposizione del "mi piace"». Jalal, inoltre, «cerca in più casi di porsi come guida», tanto che «si è costruito sulla Rete l’immagine di esperto dell’Islam». L’operazione di contrasto al terrorismo internazionale nasce da attività di monitoraggio che viene fatta a livello centrale dall’Ucigos, attraverso il monitoraggio di siti internet. L’attività investigativa, nata alla fine dello scorso anno, è stata diretta dalla direzione distrettuale antimafia di Firenze.

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