Boccia la legge Severino, promuove con la sufficienza l’operato delle pubbliche amministrazioni e mette in guardia sulla diffusione della corruzione, «un fenomeno per troppo tempo sottovalutato, un sistema gelatinoso in cui si fa persino fatica a dire chi è il corrotto e chi è il corruttore». Non ha usato giri di parole Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, durante la presentazione della relazione annuale al Parlamento. Nella giornata in cui il Tribunale di Napoli ha accolto il ricorso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, congelando la sospensione, non sono passate inosservate le frasi del magistrato sulla legge Severino. «A meno di tre anni dall’entrata in vigore si riscontrano problematiche e dubbi applicativi. Questa legge e le sue norme attuative sono strumenti centrali di prevenzione, ma servono interventi legislativi per consentire una loro reale efficacia ed utilità». Nel dettaglio, sulla vicenda De Luca: «La decisione credo sia da rispettare, come tutte quelle giudiziarie, ma la legge Severino è da rivedere, non tanto sugli aspetti della sospensione ma su molti altri». Cantone ha usato il bastone e la carota nei confronti delle pubbliche amministrazioni che privilegiano la quantità alla qualità: «I piani triennali anticorruzione (introdotti nel 2012 ndr) sono da molti enti avvertiti come un adempimento burocratico. La qualità dei documenti, infatti, in termini di metodo, sostenibilità ed efficacia è in molti casi insufficiente. I piani sono stati comunque adottati dal 90% delle pubbliche amministrazioni e, tra queste, più del 50% ha aggiornato il documento nell’ultima annualità. Serve trasparenza, il buio favorisce la corruzione». Il magistrato ha rivendicato i risultati sull’Expo: «I nostri controlli hanno consentito di riprendere speditamente i lavori». Rivolgendo un monito alla classe dirigente: «Occorre una burocrazia meno invasiva e più efficiente, una politica onesta, autorevole e credibile». Infine Cantone ha sottolineato come in Italia il principio di denunciare il malaffare pubblico non prenda piede, nonostante la grande copertura mediatica per le inchieste giudiziarie: «Il sistema del whistleblower (sistema che permette al lavoratore di segnalare una possibile frode in azienda, ndr) stenta a decollare sia perché la tutela normativa non viene ritenuta efficace, sia perché la segnalazione spesso viene concepita come delazione». I numeri parlano chiaro: solo il 61% delle p.a. ha provveduto ad attivare procedure per la raccolta delle segnalazioni, mentre oltre il 30% non ha neppure previsto questa misura, mentre rispetto al campione attenzionato, risultano solo 90 segnalazioni, una media dello 0,6%. Nel mirino il settore delle Infrastrutture dove «si rileva un quadro critico nel quale la fase realizzativa continua ad essere caratterizzata da forti ritardi e contenziosi, dall’apposizione di varianti e riserve». Tra le opere sotto osservazione la Metro C di Roma, l’alta velocità a Firenze e l’ospedale di Caserta. A introdurre la relazione la presinente della Camera Laura Boldrini che ha sottolineato il crescente distacco tra i cittadini e la politica: «Quando si scopre che rappresentanti delle istituzioni e della p.a., invece di dedicarsi a risolvere i problemi dei cittadini, sono impegnati soprattutto e con modalità illecite ad accrescere il proprio potere e il proprio patrimonio personale è del tutto comprensibile che maturino sentimenti di disgusto e di indignazione».
L’assist di Cantone: norma da rivedere
La relazione del presidente Anac alle Camere sulla Severino: «Dubbi sull’applicazione»
