Il suo intervento, ieri a Palazzo Wedekind, è stato molto applaudito, specie quando ha toccato la corda dell’Europa che non funziona. Lui è Gennaro Malgieri, e ha attraversato la destra in tutte le sue dimensioni. Politica, essendo stato deputato di Alleanza Nazionale (poi Pdl) in tre legislature. E culturale, da direttore del Secolo d’Italia, saggista con all’attivo vari volumi sui profili politologici della destra, e consigliere d’amministrazione della Rai. «Tengo molto a dire che ormai abbiamo celebrato il funerale ed elaborato il lutto», spiega, entusiasta del percorso da compiere, che lui ha ben chiaro. Nei giorni scorsi, da queste colonne, abbiamo dato voce ad esponenti del mondo culturale riferibile alla destra. C’è chi, come Veneziani e Buttafuoco, è molto cauto o addirittura pessimista sul fatto che la generazione di ex An possa dar vita ad una ricostruzione dell’area. «Non sono d’accordo. Io credo che chiunque abbia qualcosa da dire, un’esperienza da portare e una passione da rinnovare possa essere utile alla destra italiana, indipendentemente da questioni di ordine anagrafico. Qui non ci sono colpe da espiare. Ma se si hanno delle cose da dire, è il momento opportuno per farlo. Cercando, ovviamente, le dovute convergenze nelle tematiche che fanno parte della destra». Nel seminario di Palazzo Wedekind si è evocato spesso Matteo Salvini e senza molto entusiasmo. Interlocutore scomodo? «Scomodo no. Ci sono alcune cose che ci dividono da lui. È federalista, mentre noi non lo siamo mai stati. Sull’immigrazione poi, abbiamo una posizione molto più articolata, e se mi è consentito più raffinata, rispetto a talune impostazioni della Lega. Nello statuto del Carroccio, inoltre, si parla ancora della Padania, e mi pare che questo ben poco c’entri con la destra. Al di là di queste differenze, Salvini è sicuramente un interlocutore di primissimo piano, anche se credo che al momento sia prematuro parlare di alleanze, sia con la Lega che con altre forze politiche». Oggi (ieri, per chi legge n.d.r) 24 sigle hanno firmato un documento. A ottobre ci sarà l’Assemblea della Fondazione An. Un altro passo politico da compiere? «Dal mio punto di vista ritengo necessaria un’assemblea costituente, aperta a tutti coloro che vorranno starci, per procedere poi alla realizzazione concreta del progetto politico. I tempi sono molto stretti, ma credo che entro l’anno l’operazione debba essere completata».
Malgieri: "Non abbiamo più colpe da espiare. E tutti sono utili"
L'intervista a colui che ha attraversato la destra in tutte le sue dimensioni
