«Sono due le parole che spiegano tutti i fallimenti: "troppo tardi", come ricordava il generale MacArthur. Aver saputo troppo tardi, aver capito troppo tardi, aver agito troppo tardi. Temo che siamo nel quadro di questa analisi». Parla così a «Il Tempo» Jean Marie Le Pen - padre e fondatore del Front National e deputato europeo - analizzando i nodi che riguardano la Grexit, la «guerra» al terrorismo e la stessa esistenza dei popoli europei dinanzi ai processi migratori. Per il vecchio leone del Front - al centro di un serrato scontro politico in famiglia con la figlia Marine - in tanti finiscono in queste ore sul banco degli imputati: dall'«illusione» coltivata dagli euristi alle scelte scellerate dei governi che hanno sostenuto le «primavere arabe». Ce n'è anche per Papa Francesco («Spalanchi le porte del Vaticano agli immigrati»). E ovviamente per Matteo Renzi: «È un dandy della decadenza europea». Presidente Le Pen, se esce la Grecia dall'euro è finita l'Unione europea? «È l'inizio della fine». Alexis Tsipras è un sovranista genuino o il difensore di una gestione discutibile di cui la Grecia è in parte responsabile? «Non ho alcun legame né simpatia con Tsipras e il suo movimento di estrema sinistra. Semplicemente osservo che Tsipras è un elemento che marca la fine di un'illusione costosa». Come giudica l'atteggiamento di Bruxelles nei confronti dei Paesi mediterranei dell'euro? «C'è una logica interna ai sistemi pro-Europa: che consiste nell'obbedire. Questi funzionari che dirigono Bruxelles hanno per missione quella di far funzionare la "macchina" a qualsiasi costo». Capitolo terrorismo. Siamo in guerra? C'è una soluzione per fronteggiare il terrorismo o si può solo cercare di contenere i danni? (Ride). «Per il momento i Paesi occidentali non hanno preso la misura della dimensione della guerra che si sta facendo contro di noi: si sforzano con tutti i mezzi di non "vedere" la realtà e di non ascoltarla. È la politica del diniego. La guerra attuale è la conseguenza della rivoluzione demografica che ha portato la popolazione mondiale da uno a sette miliardi di persone nell'arco di un secolo e mezzo. Questo movimento, che si coniuga con il deficit di popolazione dell'Europa, è moltiplicato dal fenomeno musulmano. Tutti questi elementi determinano una situazione esplosiva: se c'è una certezza è che sarà peggio». Che cos'è l'Isis per lei? «È un nemico che prende forma e che si gonfia di tutte le codardie, le debolezze, gli accecamenti e rappresenta un pericolo per la nostra civiltà. Ma credo che il pericolo si manifesti meno fuori che dentro le nostre teste e nella nostra società». Quali sono le responsabilità dei governi europei rispetto al caos nei paesi dell'Africa mediterranea? «Sono totali. La politica condotta dagli americani e dai loro alleati tedeschi e britannici denota responsabilità totali. Anche la Francia è stata una degli esecutori ufficiali». Attaccare la Libia, colpire Gheddafi, ha avuto senso? «È stata una follia. Questi Paesi che cerchiamo di convincere alla democrazia si oppongono a questo. Sono Paesi governati in modo autoritario. La saggezza vuole che siano dei governi autoritari e minoritari gli unici a permettere di raggiungere lì un equilibrio. L'Iraq, paese a maggioranza sciita, era governato da Saddam Hussein che era sunnita. In Siria è una minoranza alawita a dirigere un Paese a maggioranza sunnita. In Libia Gheddafi era di una tribù minoritaria. E invece con le nozioni stupide di "primavere arabe" i governi stranieri hanno messo a ferro e fuoco questa regione». Isolare Vladimir Putin è un atteggiamento saggio da parte dell'Europa? «È demenziale isolare Putin. Non sono assolutamente d'accordo con la politica che consiste nel cercare di accerchiare la Russia come si fece ai tempi dell'Unione sovietica». L'Italia va lasciata da sola ad affrontare il problema degli sbarchi? «Non sono sicuro con certezza che la Marina italiana sia costretta ad andare a cercare i rifugiati sulle rive della Libia per portarli trionfalmente sulle coste italiane. Se siamo in guerra non abbiamo bisogno di navi della Croce rossa ma di navi da guerra. E io devo ricordare che ho vivamente consigliato al nostro Santo padre Francesco di spalancare le porte del Vaticano per accogliere i migranti. Aggiungo che tutti i partigiani dell'immigrazione dovrebbero farsi un dovere di mettere a disposizione le loro case, i loro chalet...» Matteo Salvini è il leader che a destra raccoglie più consensi. È l'uomo giusto per rappresentare quella parte del popolo italiano che auspica una ribellione verso le politiche dell'Ue? «Sono felice di sapere che un certo numero di personalità che mettono in dubbio queste politiche esistono, ma non sono ancora maggioritarie nel loro Paese purtroppo». Che futuro può avere l'alleanza sovranista fra i partiti dell'Alleanza per le Nazioni e la libertà in Europa guidata da sua figlia Marine Le Pen? (Sorride) «Ho cercato per tutta la mia vita di mettere in pratica lo slogan che avevo preso in prestito da Karl Marx: proletari di tutti i Paesi unitevi. Questa è la mia filosofia. Ma non conosco questa organizzazione, non commento su questa». Che tipo di Europa sogna lei? «Sono un partigiano dell'Europa boreale. Sogno un'Europa che va da Brest, dove finisce la terra, a Vladivostock. E penso che, conservando le sue strutture nazionali, questa debba avere un sentimento di solidarietà difensiva». Che cosa pensa di Matteo Renzi? «È un prodotto abbastanza classico della decadenza europea, di quella elegante e tendente al suicidio. Sì, parliamo dei dandy della decadenza». Come sono i rapporti politici con sua figlia Marine? «Per adesso sono inesistenti». Qual è il progetto di Jean Marine Le Pen per il futuro: si candiderà all'Eliseo? Anche contro sua figlia? «No. Perché ho fatto il mio tempo "di azione" e per il momento mi consacro al tempo di riflessione. Penso di poter essere un "saggio". Sa, nelle tribù si trova sempre un consiglio degli anziani; sono coloro che hanno l'esperienza vissuta ma penso che oggi non li ascoltiamo quasi più. La moda è il giovanilismo».
"L’Europa ormai non c’è più. È la fine di un’illusione costosa"
L'intervista a Jean Marie Le Pen
