Politica

La giungla degli enti previdenziali

Sono 40. Negli anni accorpati solo Inpdap ed Enpals all’Inps Ce n’è anche uno per spedizionieri e uno per postelegrafonici

Che in Italia non ci fosse soltanto l’Inps a svolgere il ruolo di ente previdenziale, probabilmente era noto. Ma forse in pochi erano a conoscenza del fatto che di istituti pubblici del genere se ne contassero addirittura 40. Ognuno con i suoi consigli d’amministrazione, gli emolumenti, i consulenti, le costosissime sedi e tutto il resto. Ebbene sì, sono tanti gli enti previdenziali elencati da Antonio Parisi nel suo libro dal titolo «Enti Inutili», pubblicato da Imprimatur. Un elenco diviso in tre grandi raggruppamenti: quelli che fanno riferimento diretto al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, quelli che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e assistenza e, semplicemente, gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale. Negli ultimi anni si è parlato di un piano per l’accorpamento di questi enti, ma finora si è fatto poco rispetto alla galassia documentata dal volume di Parisi. Qualche esempio? Esiste ancora il Fondo agenti spedizionieri e corrieri (Fasc), che raggruppa soprattutto i camionisti e gli impiegati delle agenzie marittime. Altro ente dedicato è quello dell’Istituto Postelegrafonici (Ipost), riservato ai lavoratori delle Poste Italiane: da qualche anno è iniziato l’iter di accorpamento all’Inps. Diversi enti di previdenza anche per i professionisti della sanità: c’è l’Ente di previdenza e assistenza della professione infermieristica, quello dei farmacisti, quello degli psicologi, quello dei medici e degli odontoiatri e anche quello dei biologi. Ovviamente, tutte queste categorie hanno a buona ragione tutti i diritti previdenziali riconosciuto. L’anomalia, semmai, sta nel tenere gli istituti così divisi. Quello che colpisce è che gli enti previdenziali abbiano grosse disponibilità economiche (ovviamente) che spesso investono in patrimonio immobiliare. Nel 2011 una proposta dell’ex ministro del Lavoro, Andrea Riccardi, puntava a una maxi-vendita degli immobili agli affittuari, al costo di 150 volte la rata mensile di affitto. Un affare per gli inquilini non andato completamente in porto. Il 19 marzo scorso, Concetta Ferrari, direttore generale per le politiche previdenziali e assicurative del Ministero del Lavoro, palesò in Commissione parlamentare «preoccupazioni per la eccessiva esposizione verso gli investimenti immobiliari, a fronte della presenza di soggetti che hanno un’enorme liquidità, perché hanno poche prestazioni da rendere». Ma c’è anche chi parla dell’accorpamento degli enti come una «remissione per le casse pubbliche». È il caso del vicepresidente dell’Enpap (Psicologi), Federico Zanon, che sul suo blog afferma: «Sento dire che si dovrebbero accorpare gli Enti di Previdenza dei professionisti da sempre. Finora l’unico accorpamento che ho visto davvero è stato quello di Inpdap ed Enpals, confluiti nell’Inps per ridurre i costi. L’esperimento non pare riuscito: due anni dopo il mega-Inps avrebbe perso 26 miliardi il patrimonio netto, complici i 10 miliardi di debito portati dall’Inpdap».

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