Cosa farebbe un investitore inglese, americano o giapponese di fronte a una società, matricola in Borsa, che vanta il 10% dei dipendenti assenti ogni giorno? È la domanda che sta facendo perdere il sonno all’amministratore delegato di Poste, Francesco Caio alle prese con il processo di preparazione per lo sbarco della società a Piazza Affari. Uno dei pilastri del piano industriale 2020 è proprio la lotta all’assenteismo che nonostante le svariate cure messe in atto dai vari manager, a partire da Corrado Passera, resta una delle piaghe di Poste. Per Caio è un fenomeno «inaccettabile» e ai suoi più stretti collaboratori ha detto di voler risolvere il problema alla radice anche usando sistemi da tolleranza zero. La società sarà rovesciata dalle fondamenta, partiranno controlli a raffica per scovare le sacche dell’assenteismo. E per riuscire in questa operazione, Caio ha intenzione di coinvolgere i sindacati che nella società continuano ad avere un ruolo e un potere superariore a quello di altre amministrazioni. Da sempre le Poste sono l’ufficio di collocamento della politica clientelare. Le cifre di quanti non timbrano il cartellino ogni mattina, è impressionante. Su circa 145.000 dipendenti, ogni giorno non se ne presentano in ufficio circa 13.000 di cui 10.000 per malattia ma in molti casi anche per permessi di varia natura accordati per maternità o assistenza ai familiari. Ogni mese 19mila dipendenti delle Poste restano a casa tre giorni extra per accudire, a norma della legge 104, la mamma anziana, la moglie invalida, la nonna immobile. Ogni giorno decine di postini risultano inidonei a fare i postini. C’è chi lamenta l’eccessivo peso dei pacchi, chi dice che non può lavorare in luoghi polverosi e siccome la polvere si annida tra le lettere non le può smistare. Rispetto al passato c’è stata una flessione di queste anomalie ma troppo lieve per poter dire che le Poste sono diventate un campione di produttività. Nel 2004, ovvero undici anni fa, gli assenti giornalieri erano circa 17 mila. La quotazione in Borsa impone standard che non possono essere quelli di un carrozzone pubblico. Nè possono verificarsi più casi come quello del dipendente che su facebook annotava fiero di aver seguito all’estero la propria squadra del cuore mentre era assente dal lavoro per motivi di assistenza a familiari disabili. La società dice che i dati dell’assenteismo sono sostanzialmente in linea con le altre imprese, ma che «comunque va assolutamente arginato. E la quotazione sarà uno dei motivi per cui il dato sarà abbattuto». La percetuale più alta di «imboscati» è soprattutto nel settore della logistica dei servizi postali e dei recapiti postali, in particolare nel settore pacchi. Su circa 60.000 dipendenti impiegati nel comparto le assenze giornaliere sono circa 7-8.000. Un dato che comprende anche i non idonei a svolgere le funzioni richieste dal ruolo. L'obiettivo di Caio è quello di migliorare la redditività del comparto ricorrendo ad una complessiva riorganizzazione del personale. Oltre all’assenteismo l’altro problema è quello di dipendenti che sulla carta risultano ideonei per determinate funzioni ma che in realtà non lo sono affatto. Il piano dell’amministratore delegato dovrebbe dare una risposta anche a questo tema sempre nella prospettiva di migliorare l’efficienza e la produttività. Caio vuole puntare molto sulle prospettive commerciali che derivano dall’ecommerce, un settore in rapido sviluppo.
Poste da record: 14 mila assenti al giorno
Sono il 10% dell’organico. Con questo primato si prepara alla Borsa LEGGI ANCHE Nello Stato ci si ammala nei fine settimana e nei ponti
