Politica

L’Europa si blinda e l’Italia rischia

Nessuno vuole accogliere i migranti che ci invadono dal Nordafrica

Mentre l’Italia si dimostra incapace di contrastare l’immigrazione, al contrario di quanto fa la Spagna che negli ultimi anni ha quasi azzerato gli sbarchi dei clandestini, l’Isis avanza con la sua strategia globale del terrore. Il nostro Paese è uno dei più a rischio. Troppo vicino alla Libia per non esserlo, una nazione in disfacimento dove i combattenti islamici del califfo al-Baghdadi ammazzano e arruolano nuovi fanatici. Ed è proprio da quella che fu la patria di Gheddafi che arriva il maggiore pericolo per il nostro Paese. Un pericolo, come dimostrano gli ultimi attentati, sempre più incombente. E stavolta nessuno si sente di escludere che proprio dal mare possa giungere la minaccia fatale. Il giorno in cui, Dio non voglia, dovesse accadere, sarà impossibile dimenticare chi, nel corso degli ultimi anni, non è stato capace di impedirlo. I numeri, infatti, parlano chiaro. Nell’agosto del 2008 viene firmato il «Trattato di amicizia e cooperazione» fra Italia e Libia, e nel 2009 sulle nostre coste, grazie anche ai cosiddetti «respingimenti» del governo Berlusconi e del ministro dell’Interno Roberto Maroni, arrivano 9.600 clandestini. L’anno successivo addirittura 4.400. La tendenza cambia tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, quando in Libia cominciano le sommosse e Francia e Inghilterra decidono di cacciare Gheddafi, ucciso a Sirte il 20 ottobre del 2011. Intanto il governo Berlusconi viene sostituito da quello di Mario Monti. L’avvio delle "primavere arabe" e la fine dei respingimenti provocano la ripresa degli sbarchi. Nel 2011, infatti, in Italia approdano 60mila clandestini e solo l’anno dopo, 2012, con la fine dell’emergenza umanitaria, il numero di immigrati in arrivo sui barconi scende a 13mila. Pensare che sia la fine dell’emergenza è un’illusione. L’Isis, quell’anno, comincia a fare paura, e nel 2013 al governo in Italia arriva Enrico Letta, mentre ministro dell’Interno diventa Angelino Alfano. Ma nulla di concreto succede per fermare gli sbarchi, che quell’anno tornano a crescere esponenzialmente: 43mila. Poi, nel 2014, a palazzo Chigi approda Matteo Renzi, con Alfano ancora agli Interni, e in Italia giungono ben 170mila clandestini. Lo Stato islamico si fa sempre più minaccioso, l’idea di riprendere i respingimenti e il "blocco navale" fa capolino nell’agenda del governo a giorni alterni, l’Europa ci lascia soli, il governo fallisce su tutta la linea e gli allarmi sulla possibilità che i terroristi possano arrivare via mare diventa sempre più concreta. Ma non succede nulla, tanto che nei primi mesi di quest’anno sono sbarcati sulle nostre coste 60mila immigrati. Tutto ciò è accaduto negli stessi anni in cui in Spagna, a prescindere che al governo ci fossero Zapatero, Aznar o Rajov, avviene il contrario. La continuità della "linea dura" spagnola, infatti, produce questi numeri: 3.632 sbarchi nel 2010, quasi 5.500 nel 2011, solo 3.800 nel 2012 e ancora meno, 3.237, nel 2013. L’anno dopo, 2014, quando in Italia ne giungono 170mila, la Spagna ne accoglie appena 7.842. Nel 2015, mentre la Francia alza i suoi "muri" a Ventimiglia, l’Inghilterra annuncia la costruzione di oltre tre chilometri di recinzione al porto del Tunnel sotto la manica di Calais e l’Italia, al contrario, apre le porte a 60mila clandestini, in Spagna arrivano appena mille immigrati. I nomi dei responsabili dell’"assedio all’Italia" sono nero su bianco.

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