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Così il killer in spiaggia faceva il doppio gioco

Il 23 enne era una spia dei servizi tunisini «Vittoria» del califfato: ha ucciso per Allah

Era un informatore dei servizi segreti tunisini, un infiltrato tra gli jihadisti. A guidarlo nell’operazione sarebbe stato un handler, cioè un agente specializzato nello stabilire rapporti particolari con informatori e persone di interesse. Con lui aveva addirittura seguito un corso di spionaggio e controspionaggio della durata di quattro settimane. Per questo doveva dare l’idea di essere un ragazzo normale, come tanti, che studia all’università, balla hip-hop e ha una passione per il rap e il calcio, applicando la tecnica della taqiyya (dissimulazione). Ad un certo punto, però, lo ha stretto la morsa letale dell’Islam radicale. Seifeddine Rezgui, il 23enne tunisino responsabile della strage sulla spiaggia di Susa e ucciso dalla polizia, si sarebbe avvicinato ai terroristi perché a libro paga degli 007. Una verità terribile quanto scomoda per il governo del paese che, fonti locali de Il Tempo, rivelano quasi tra i denti. «La notizia in Tunisia gira negli ambienti di intelligence da subito dopo la strage - spiega la fonte - non c’è nessuna conferma ufficiale. Se dovesse arrivare per il governo e gli apparati di sicurezza sarebbe un terremoto», come successe per lo stragista di Tolosa, Mohammed Merah, che costò il posto ai vertici del Dgse francese. Una doppia personalità, quindi, come Yassin Salhi, l'uomo arrestato per la decapitazione del suo datore di lavoro e il tentativo di causare un’esplosione in una fabbrica di gas vicino Lione. Lo ha raccontato a Le Parisien l’ex allenatore di arti marziali di Salhi, che ha parlato del suo allievo come di «una bomba a scoppio ritardato». Per il tunisino, però, indottrinamento e l’arruolamento sarebbero avvenuti a causa della frequentazione di ambienti "a rischio" in qualità di informatore dei servizi segreti. Il suo profilo era in linea con quello di migliaia di giovani di fascia sociale medio-alta che, nell'ultimo anno, hanno subito il fascino dello Stato islamico e della jihad. Dunque, un insospettabile anche per l'Isis. Ad un certo punto, Seifeddine Rezgui, ribattezzato dai terroristi Abu Yahya al-Qayrawani, decide di diventare uno spietato killer in nome di Allah. In Tunisia, inoltre, secondo la Rivista Italiana Difesa, «da mesi si stanno infiltrando elementi di Isis provenienti dalla Libia». Sarebbero «almeno 3/400» gli adepti del Califfato nel Paese «che stanno intensificando le attività propagandistiche, soprattutto tra le insoddisfatte giovani generazioni, tentando di replicare esattamente la strategia già attuata con successo in Libia». Un panorama inquietante che non lascia ben sperare per il futuro. Ne è convinto il governo britannico che ieri ha lanciato un nuovo allarme proprio sul rischio attentati in altri resort turistici in Tunisia. Secondo l’avviso del Foreign Office, a compiere i nuovi attacchi potrebbero essere «individui non noti alle autorità e le cui azioni sono ispirate da gruppi terroristici attraverso i social network».

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