Non c’è pace per la Campania. Il caso De Luca sta infatti paralizzando la Regione. Il neogovernatore - candidato da Matteo Renzi nonostante una condanna in primo grado per abuso d’ufficio e quindi con la spada di Damocele della legge Severino in caso di elezione - è stato sospeso dal presidente del Consiglo, ma l’amministrazione è piombata nel caos. Il Consiglio regionale non si è ancora insediato, la giunta ancora non è stata varata. Non esiste alcun precedente di un presidente sospeso appena eletto e prima di entrare in carica. Un labirinto istituzionale e giudiziario dal quale sarà difficile uscirne e a pagarne il prezzo più alto oggi sono i campani. In realtà la sospensione sembra essere un assist del governo a Vincenzo De Luca che ora ha in mano un provvedimento da impugnare per far valere le proprie ragioni in sede giurisdizionale. Il provvedimento di Palazzo Chigi sarebbe insomma un modo per uscire dall’impasse. La strategia di De Luca prevede di ricorrere contro la sospensione dinanzie allo stesso giudice che ha già dato ragione al sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Procedendo in via d’urgenza una decisione potrebbe anche arrivare prima della convocazione del Consiglo regionale. Già perché la seduta d’insediamento, inizialmente prevista per stamattina, è stata sconvocata dalla consigliera anziana, Rosetta D’Amelio (Pd). La decisione, spiega la D’Amelio, è stata presa «alla luce del decreto di sospensione notificato ieri (sabato ndr)» e dei suoi effetti «sul quarto punto all’ordine del giorno del Consiglio», cioè «esposizione del programma di governo da parte del presidente della Giunta e discussione». Sulla questione, sottolinea la D’Amelio, «è necessario un approfondimento». Lo statuto della Regione Campania prevede la convocazione entro 20 giorni dalla prolcamazione, quindi l’Aula deve riunirsi entro il 12 luglio, quando i giudici potrebbero essersi già espressi sull’imminente ricorso di De Luca contro la sospensione, rimettendo in gioco il governatore che a quel punt potrebbe governare. «La situazione è stata chiarita: ora, decideranno i soggetti giurisdizionali», siega il Guardasigilli Andrea Orlando, mentre il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini spiega: «La legge Severino non dà indicazioni su questa fattispecie e quindi il premier ha preso la decisione più naturale e saggia che si potesse assumere, quella della sospensione al momento della formazione della giunta». Renzi, in ogni caso, non fa una gran figura, né come premier né come segretario del Pd. «Un’italianata: ci ride dietro il mondo. Un governatore eletto che non poteva essere eletto. Bisognerebbe andare a votare, come minimo», dice il segretario della Lega Matteo Salvini. Sulla stessa linea Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e membro del direttorio del MoVimento 5 Stelle. «La Campania - scrive su Facebook - non ha un governo da un mese perché il Pd ha deciso di candidare un condannato per abuso d’ufficio che non può fare il presidente. Li avevamo avvisati sul fatto che la Campania sarebbe piombata nel caos istituzionale e ora Renzi si prenda la sue responsabilità. Questo modo di amministrare la cosa pubblica da banditi, è la vera causa dello stato del Paese. Andiamo subito a votare!». Mentre Mara CArfagna (FI) parla di «Campania impantanata» e fa ironicamente i complimenti a Renzi.
Campania in stallo totale Annullato il Consiglio
Slitta l’insediamento. Salvini e Di Maio: ora rivotiamo
