La Grecia è a un passo dall’uscita dall’Eurozona. Con una decisione a sorpresa, il gabinetto del governo di Atene, ha predisposto la chiusura per oggi degli sportelli bancari e della Borsa. Ma il Consiglio per la stabilità finanziaria ha raccomandato di prolungare la chiusura delle banche per i prossimi 6 giorni lavorativi fino a martedì 7 luglio, quando sarà noto il risultato del referendum sul piano di aiuti. L’obiettivo è evitare il collasso finanziario. La corsa ai bancomat ha raggiunto un ritmo insostenibile con il rischio reale che il sistema bancario resti a secco di liquidità. A questo si aggiunge il pericolo di uno tsunami speculativo sulla Borsa di Atene. Il premier Tsipras parlando su Twitter ha usato toni di accusa alla Bce e all’Eurogruppo alternati a rassicurazioni al popolo greco. Ha fatto appello alla calma, sottolineando che «i conti correnti sono al sicuro», che «sarà garantito il pagamento di stipendi e pensioni». Tsipras ha addossato tutta la responsabilità di questa decisione alla Bce e all’Eurogruppo che «hanno respinto la richiesta greca per una breve estensione del programma, con un atto senza precedenti per gli standard europei e mettendo in discussione il diritto di un popolo sovrano di decidere». Per Tsipras si tratta di un vero tentativo di «cancellare il processo democratico». Il capo del governo usa parole di sfida: «Nè l'Eurotower ne’ altri fermeranno il processo del referendum». Al «ricatto e all’ingiustizia risponderemo con orgoglio e speranza» e al popolo greco dice che «l’unica cosa da temere in queste ore critihe è la paura». Poi una sferzata ai partner europei che «se vogliono possono dare alla Bce la libertà di ripristinare la liquidità delle banche». La Banca centrale europea ha deciso di mantenere invariata, al livello erogato fino al 26 giugno scorso, la liquidità di emergenza alle banche greche. Significa che, almeno per il momento, non fornirà altro denaro agli istituti di credito greci, in quanto il programma di aiuti concordato tra Atene e creditori scadrà martedì. Il presidente della Bce Mario Draghi ha detto che l’istituto è pronto a rivedere la decisione se ce ne sarà la necessità e che continua «a lavorare a stretto contatto con la Banca di Grecia». Prima della decisione di Atene, la Commissione Ue aveva pubblicato sul sito le proprie proposte per arrivare a un accordo: aumento dell’Iva, riforme fiscali permanenti, riforma delle pensioni e tagli alle spese della pubblica amministrazione. Il precipitare della situazione ha messo in allarme anche gli Stati Uniti. Una serie di colloqui telefonici sono intercorsi tra il presidente, Barack Obama, con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e tra il segretario al Tesoro Jack Lew con il direttore generale dell'Fmi, Christine Lagarde, e i ministri delle Finanze francese e tedesco. La Casa Bianca ha sollecitato la ripresa della trattativa per arrivare «a una soluzione sostenibile» che consenta ad Atene di restare nell'euro. Il direttore generale del Fmi Lagarde ha espresso «delusione» per la rottura delle trattative ma ha anche ribadito «l’impegno a continuare a lavorare con le autorità greche». Intanto ieri sono arrivate le prime reazioni dai mercati di Asia e Oceania. L’euro subito dopo l'avvio delle contrattazioni, ha ceduto quasi due cent nei confronti del dollaro, scendendo a circa 1,0985 dagli 1,1165 di venerdì.
Atene chiude le banche per una settimana
Oggi si ferma anche la Borsa. L’accusa di Tsipras: è colpa di Draghi
