Politica

L’ira degli inquilini: «È un’idea assurda Prima dare gli alloggi a chi è in graduatoria»

L'Associazione inquilini insorge contro la proposta dellì'Ucoii

Un coro di no. È quello che ha accompagnato la proposta choc arrivata dall’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia al premier Matteo Renzi, ovvero di ospitare i migranti richiedenti asilo nelle case private sfitte invece che nei centri temporanei d’accoglienza, gestiti dalle cooperative. Sui social network la notizia è diventata virale ed al 90% delle volte viene commentata negativamente. Ma non è tutto, perché anche i rappresentanti degli inquilini si oppongono anche solo al fatto che l’eventualità possa essere presa in considerazione. Il settore abitativo, infatti, è un terreno minato, dove fra speculazioni, scandali e mancati controlli è ancora difficile fare ordine. Fra tutti, Annamaria Addante, presidente dell’Associazione Inquilini e Proprietari Ater-Erp di Roma, dà una lettura interessante. «Prima bisognerebbe dare casa – afferma - alle tante persone in lista di attesa, sia nella Capitale che in Italia. Famiglie italiane e straniere, regolarmente in graduatoria, che attendono anche da 10 a nni un alloggio. Molto spesso, non per questioni di reddito, ma solo perché non si liberano appartamenti della metratura necessaria ad ospitarli. E poi bisognerebbe sfrattare gli abusivi e chi non ha diritto alle case popolari, svuotare i residence, mandare via i politici e i partiti che si sono appropriati di beni di cui non avevano diritto. A quel punto, ristabilita la legalità e i controlli, si potrebbe ragionare. Ma oggi come oggi è fantascienza».     LE CASE SFITTE In Italia, fra pubblici e privati, ci sarebbero circa 3,5 milioni di case sfitte, lasciate vuote per gran parte dell’anno. A dirlo è uno studio di Halldis, che pone il nostro Paese al top di questa classifica europea. Un dato che cozza terribilmente con quelle delle famiglie che vivono in condizioni di «disagio abitativo», secondo le ultime stime circa 3,3 milioni di persone. Non solo, secondo i dati di Unione Inquilini, soltanto gli alloggi popolari sfitti (senza contare quelle occupate senza titolo) in tutto lo Stivale sarebbero fra i 30mila e i 40 mila. Esattamente la stessa stima viene fatta fra le famiglie a rischio sfratto in Italia.     LUNGA ATTESA ROMANA Nella Capitale il fenomeno assume, come spesso accade, dimensioni elefantiache. Ad oggi, infatti, sono circa 13mila i nuclei familiari in attesa di una casa popolare nella città di Roma. Alloggi che vengono assegnati ad una media di circa 250 l’anno (erano 350 alla fine del 2014), sugli oltre 80mila presenti a Roma (50mila gestiti da Ater. L’ultimo bando risale ormai al gennaio 2013 e il terremoto di Mafia Capitale ha bloccato la nuova graduatoria comunale. Gli uffici del Dipartimento Politiche Abitative, prima di essere sconvolti dall’inchiesta, stavano finendo di esaminare le prime 9000 richieste giunte fino al giugno 2013, alle quali si aggiungeranno le circa 600 famiglie (per lo più mononucleari) rimaste fuori dal bando precedente, che risaliva addirittura all’anno 2000. Per ogni 200 richieste mensili, insomma, il Comune riesce ad assegnare appena 30 case.     LE TRUFFE Ma il problema più grande è rappresentato dall’abusivismo, fra occupazioni e truffe. Nel 2012 la Guardia di Finanza ha permesso di mettere alla porta ben 12.000 soggetti che dichiaravano redditi falsi per pagare affitti irrisori, meno di 80 euro di canone mensile a fronte di redditi reali che oscillavano tra i 40 e gli 80.000 euro. Nel solo 2013, a Roma, sono state denunciate e indagate 800 persone per il reato di occupazione abusiva di alloggio. Secondo le stime, ogni anno almeno 1300 appartamenti comunali passano di mano illecitamente: vengono subaffittati o magari venduti. Prima c’era il passaparola, ora vince la compravendita che avviene addirittura su internet. Un racket con clan e informatori, sentinelle pronte a prendere gli alloggi non appena liberi e girarli agli interessati per una cifra che può superare anche a 20.000 euro.     CHI CONTROLLA I MIGRANTI? In questo quadro di illegalità e mancati controlli, la domanda sorge spontanea: perché un rifugiato politico, che viene messo in un appartamento a spese dello Stato, una volta concluso l’iter dovrebbe andare via? Gia’ oggi, nonostante i centri di accoglienza non siano proprio degli alberghi a 5 stelle, si fatica a mandare via i migranti. Lo scorso anno, prima dell’esplosione dello scandalo di Mafia Capitale, fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine per ìcacciare” un centinaio di richiedenti asilo dai centri di Licenza e Marcellina. Alla luce di questo, ad oggi la loro ìdispersione” lungo centinaia di alloggi sparsi per la città, sarebbe probabilmente ingestibile.

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