Politica

La trappola del ricatto

di Valentina Colombo, docente di cultura e geopolitica dell’Islam all’Università Europea di Roma

A seguito dell’atroce attentato sulla spiaggia di Hammam-Sousse, il primo ministro tunisino Habib Essid ha deciso la chiusura di una ottantina di moschee ritenute pericolose. Nessun tunisino si è opposto, anzi qualcuno ha persino criticato il governo per avere agito troppo tardi. Altri hanno ribadito la necessità di controllare più severamente quanto viene pubblicato su Facebook e su Twitter e la necessità di chiudere i pulpiti delle moschee ai predicatori dell’odio. Ebbene, se tutto ciò fosse accaduto in Italia, i rappresentanti della cosiddetta comunità islamica italiana non avrebbero perso l’occasione di gridare all’islamofobia e alla discriminazione. Non importa se il luogo di culto viene chiuso perché frequentato da elementi vicini al jihadismo o all’estremismo islamico, non importa se la costruzione di una moschea non viene autorizzata perché riceve fondi da un paese che non brilla per i diritti umani o per mancata trasparenza nel finanziamento a entità o organizzazioni terroristiche, i sedicenti rappresentanti della "comunità islamica" immancabilmente protesteranno e grideranno all'ingiustizia. Tuttavia una domanda è lecita: questi rappresentanti chi rappresentano? Rappresentano davvero i musulmani che vivono in Italia o sono semplicemente associazioni che si sono arrogate il diritto di rappresentare chi non le ha mai nominate? Il presidente di un’associazione denominata "comunità islamica di…" può affermare di essere il portavoce di tutti i musulmani di quella zona oppure rappresenta solo i membri della sua associazione? A questo punto quanto valgono le proteste di sedicenti rappresentanti che sono solo altamente sponsorizzati da mezzi di comunicazione, istituzioni politiche e religiose, ma che non hanno nulla a che fare con la pluralità dei musulmani che vivono in Italia? Quanto accaduto in Francia, Tunisia, Kuwait, Somalia nei giorni scorsi dovrebbe insegnare alle istituzioni italiane che la lotta al terrorismo è una sfida globale che non deve cedere ai ricatti di sedicenti rappresentanti dell’islam, ma che invece deve tutelare tutti i cittadini italiani, a partire da quelli di fede musulmana, che si sentono cittadini del nostro paese e che, al pari dei cittadini tunisini, non possono che accogliere con favore ogni misura volta a proteggere il paese in cui hanno deciso di vivere e che combatte la stessa battaglia del loro paese d’origine.

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